Archivi musicali: occorre fare di più!

Gli archivi musicali sono raccolti in archivi storici, in conservatori, scuole, archivi e biblioteche, evidenziando la necessità  di un terreno comune per le istituzioni culturali anche a partire da esigenze minime: sono molte le domande e provocazioni che sono state discusse durante due giornate di convegno a Lucca “Sounds of music”, molti temi controversi e “caldi” in questo momento di crisi, infine la domanda finale “cosa si può fare di diverso?” per anticipare la discussione che verrà .

La prima problematica che colpisce il lettore degli atti dello scroso anno “Recondita Armonia” riguarda la mancanza di unitarietà  nella documentazione. Tosti Croce nel volume ha indicato il problema della musica nei linguaggi descrittivi, come anche la lunga preparazione dei linguaggi descrittivi. E’ importante avere uno strumento di comunicazione, come il portale SAN o anche come il portale Internet culturale, ma non basta, gli archivi musicali per la loro diversità  “assomigliano alle sfaccettature di un grande cristallo” ha detto Diana Toccafondi. La diversità  degli archivi musicali spinge ad un trattamento diverso degli archivi tradizionali, in quanto vengono separati invece che tenerli insieme agli altri archivi ed ai fondi che i creatori dell’archivio hanno messo insieme. Gli archivi musicali sono fondi? o archivi? o biblioteche musicali? nel volume Federica Riva prova a definire le differenze sulla base del contenitore piuttosto che del contenuto, ma la distinzione sembra dover essere legata a diverse necessità  degli utenti. La discussione sui linguaggi è tornata più volte nelle due giornate a Lucca, ripresa attraverso la buona pratica di Ricordi descritta da Pierluigi Ledda ed anche di Europeana Sounds presentata da Rossella Caffo, portando avanti oltre i portali le prime indicazioni del web semantico e dei linked data che pure sono accennate nel volume degli atti. Un messaggio forte è venuto dal convegno: occorre fare di più per dare visibilità  e soprattutto accesso fisico ed in linea agli archivi musicali!

Tra valorizzazione e conservazione, dalla lettura degli atti e dalla discussione durante l’incontro, si evidenzia che c’è uno squilibrio a favore del riordino e conservazione. Per la gestione della valorizzazione e comunicazione serve un salto di qualità, con la necessità di uscire da schemi rigidi. Ho particolarmente apprezzato Ilde Rizzo e Annateresa Rondinella dei Club UNESCO che hanno riportato le problematiche degli archivi musicali a quelle della società nel suo complesso, ricordando le finalità di servizio a cui le istituzioni pubbliche devono rispondere.

Dall’UNESCO è arrivato il messaggio di concentrarsi sulla valorizzazione del patrimonio documentario, ricordando Memory of the World, la Dichiarazione di Vancouver insieme agli obiettivi del millennio Post 2015 dell’ONU. E’ stato brevemente toccato il tema del diritto di autore, che per la musica sembra danneggiato dalle reti, spingendo alla vigilanza e all’aggiornamento necessari per non disperdere i patrimoni.

Gli archivi nascono da una funzione giuridica e non culturale come le biblioteche, tuttavia Ilde Rizzo ha evidenziato che come tutte le istituzioni culturali pubbliche rispondono non solo alla necessità di offrire un prodotto, ma anche un servizio basato su quel prodotto. Perché c’è la necessità di riordinare un archivio? non basta pensare che se costruisci l’archivio, poi la sua disponibilità sarà sufficiente per avere il servizio. Un altro problema però va chiarito: quali sono i beneficiari? i singoli studiosi specializzati su un determinato autore o epoca? o anche il pubblico più vasto dei semplici interessati? su questo tema la discussione è stata molto controversa durante l’incontro. Da un estremo avanzato di partecipazione degli stessi utenti (studiosi e studenti) alla gestione dell’archivio musicale, ad esempio contribuendo alla descrizione ed aggiungendo note per l’interpretazione (crowdsourcing), attraverso un’ottica del servizio centrato sugli utenti, all’estremo opposto di personalizzazione dell’archivio finalizzato allo studio di singoli studiosi. Questo è stato davvero il punto più controverso dell’incontro che ha visto lo scontro di due approcci culturali diversi e che difficilmente sembrano poter arrivare ad un accordo. Personalmente credo che sia un’opportunità la collaborazione degli archivi musicali con tutti i portatori di interesse e in tempo di crisi ci sia la necessità della trasparenza delle risorse impiegate rispetto al servizio reso.

Collegato al servizio, si è discusso di cooperazione. In tempo di crisi finanziaria dobbiamo collaborare, le separazioni ci danneggiano: questo è stato detto con chiarezza da Giorgio Busetto. La tecnologia stimola la cooperazione, ad esempio come il progetto Interpares, ma non è importante la soluzione tecnica ma il patrimonio interconnesso che viene reso accessibile.

In Toscana Chiara Silla e Stefania Gitto hanno evidenziato che ci sono accordi di valorizzazione degli archivi , come il Progetto Cedomus, ed è stato presentato a gennaio il portale Archivi in Toscana, che realizza la cooperazione e la diffusione degli archivi attraverso le reti documentarie delle biblioteche. La cooperazione apre la possibilità di un passo avanti nel servizio, ad esempio mettendo insieme il patrimonio informativo su Puccini, che è distribuito in archivi diversi.

Il tema dell’architettura dell’informazione in ambito digitale è stato solo accennato, tuttavia deve necessariamente essere ampliato alle esigenze degli archivi digitali: questo significa nuovi problemi come ha dimostrato l’esperienza di MartLab e del progetto Grafo. Attualmente mi sembra di poter evidenziare che molti dei partecipanti percepiscono una struttura fortemente centralizzata (come SBN, SAN ed in parte anche Europeana Sounds) e tante piccole strutture decentrate con materiale archivistico di varia tipologia, che non sono però censiti nel portale centrale (e quindi in Europeana). Ledda ha parlato opportunamente della legge del “Long Tail” e della esigenza di maggiore visibilità dei piccoli archivi che si devono aggregare nel Web. Questa non è una scelta tecnica, ma di organizzazione e risponde alle domande: perché e per chi è l’archivio musicale? ogni archivio digitale nel Web è centrale, ma anche aggregato, con la salvaguardia delle sue prerogative; ogni archivio digitale può essere arricchito dalla cooperazione, mettendo insieme competenze diverse dei professionisti, non solo ricomponendo fondi dispersi: c’è materia di studio per il “pensatoio”!

L’ultimo tema su cui si è parlato molto riguarda la figura professionale degli archivi musicali. Sono state evidenziate le necessità di combinare competenze archivistiche/biblioteconomiche insieme a competenze sulla musica, come anche ad una cultura storica di base. A queste io aggiungerei competenze tecnologiche, per portare i servizi degli archivi musicali nel Web e ad un’utenza internazionale anche remota, ad esempio partecipando ai progetti europei. Un salto di qualità è necessario per gli archivi musicali, ho detto prima: sicuramente questo va preparato dalla formazione del personale che deve essere adeguata alle nuove esigenze.

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