Archivio per aprile 2014

Open Science 2020: una panoramica delle iniziative italiane per i dati di ricerca

Il Seminario organizzato dall’ISTI di Pisa l’8 aprile ha avuto come primo risultato quello di fare una panoramica della situazione attuale in Italia per l’Open Access e per la cura dei dati scientifici. Come ha spiegato Costantino Thanos (ISTI) ed altri relatori, la comunicazione scientifica  sta cambiando, il concetto di pubblicazione scientifica si estende ai dati ed agli esperimenti, le relazioni multidisciplinari diventano più importanti e tutto questo richiede un’infrastruttura diversa da quella tradizionale basata sulla comunicazione attraverso le pubblicazioni a stampa.

Per Juan Carlos de Martin (Politecnico di Torino) siamo entrati in una nuova fase dell’Open Access: la prima è stata l’età dei pionieri, successivamente abbiamo avuto l’età dei solitari, seguita ora dall’età degli incentivi e degli obblighi che è quella in cui stiamo vivendo in questo momento, in cui gli attori comprendono rettori, finanziatori, ed anche regolamenti. Tuttavia ancora ci sono ostacoli e spesso l’Open Access viene percepito come “culto” dei bibliotecari, dobbiamo proporci di coinvolgere almeno 10% di docenti e ricercatori, curando la comunicazione. Cinque sono le attività di promozione proposte 1) i docenti già attivi si impegnino a “evangelizzare” altri docenti con incontri di persona, blog, social media, articoli, iniziative OA durante conferenze 2) coinvolgere le società scientifiche e le università politecniche 3) creare una rete di referenti OA nei dipartimenti per consigli ai docenti del dipartimento 4) inserire nell’insegnamento ai  dottorandi informazioni sulle pubblicazioni OA, sull’intensive science, la multidisciplinarietà, l’e-science; 5) celebrare “open access awards”: creare comunità in positivo, ma non un’iniziativa auto-referenziale della comunità OA. Quello che più conta è creare dei titoli buoni, questo dovrebbe essere il compito dei professori più noti, ma anche in qualunque modo: gold,  green e sul sito del Dipartimento.

 Lancia e Nativi (CNR) hanno descritto le iniziative del CNR al fine di costruire una prima infrastruttura italiana per l’e-science. Il CNR  ha firmato la Dichiarazione Berlino nel 2012 e nel marzo 2013  un “position statement” per costruire un’infrastruttura coordinata su OA per dare attuazione alla policy EU. I dati prodotti dal CNR sono organizzati nel sito: http://data.cnr.it/site/about, con licenza CC BY e ricaricabili attraverso il motore Semantic Scout. Il CNR partecipa inoltre ai Progetti europei OpenAire e RDA. Il CNR partecipa inoltre al Belmont Forum per l’armonizzazione dei dati sulla terra raccolti da diversi paesi ed ha più di 50 milioni di dati raccolti sull’osservazione della terra in collaborazione con 92 paesi, in collaborazione con la Società e-Geos. Tra le iniziative del CNR che sono state introdotte anche un primo corso a distanza per la comunità scientifica OA.

Fiameni (Cineca) ha descritto l’ambito infrastrutturale per la gestione del ciclo di vita dei dati reso disponibile ai ricercatori italiani e le nuove prospettive del CINECA che ha presa consapevolezza che la cura dei dati è un asset fondamentale per condurre ricerca. Il Consorzio si è concentrato sul modello di riferimento dei dati basato sul progetto europeo EUDAT. Le linee guida per l’infrastruttura per gli “open data” sono state definite dal G8 Open Data strutture in cinque elementi: discoverability, accessibility, understandibility, managenability, skills pre lo staff che lavora sui dati. Gargiulo (Cineca) ha introdotto il Progetto OpenAire e la rete NOAD (Network of Open Access Desk)  per una politica nazionale su come adottare la raccomandazione europea sull’Open Access ed i risultati finora ottenuti in Italia per armonizzare le politiche di Horizon 2020 e costruire con gli stakeholders una “Roadmap”. Ha annunciato che Pleiadi sarà sostituito da OpenAire. Alcuni risultati della negoziazione con gli editori hanno inoltre portato a miglioramenti nella ricerca. Molte università italiane che usano U-Gov avranno la possibilità di integrarlo con Surplus che prevede il deposito aperto delle pubblicazioni compatibile con OpenAire.

A livello settoriale, per la medicina Di Castro (Istituto Superiore della Sanità) ha illustrato la disponibilità di pubblicazioni OA e open data relativi alla salute in Italia (Italia è 3% in Medline) e le iniziative dell’ISS che è stato il primo ad entrare in SCIELO, ed in Medoanet e persegue un  approccio plutidisciplinare ed intersettoriale per costruire l’infrastruttura dell’e-science. Nel deposito DSpace ISS si possono trovare più di 34.000 dati indicizzati con termini MESH.

Bianco (INFN) ha illustrato la situazione per la Fisica, in cui i primi pionieri hanno aperto il primo archivio preprint nel 1954 e le prime riviste Open Access hanno iniziato nel 1997. La disciplina è caratterizzata da un  output scientifico ridotto ed una comunità di  lettori e autori limitata, con la leadership del CERN per le iniziative Open Access. iNFN e OenAire nel 2013 hanno lanciato un nuovo deposito di ricerca che ha utilizzato INFN Big Data, il database della ricerca Invenio NEXT e Zenodo: un singolo deposito per tutti gli obblighi di Horizon 2020. La prossima sfida è quella di un meccanscmo di certificazione indipendente dagli editori ma non basato su Altmerrics.

De Giorgio (ICCU) si è concentrata sul settore umanistico ed ha illustrato i progetti europei Dariah, Ariadne, DCH RP che hanno tutti lo scopo di definire una Roadmap e una serie di strumenti pratici con l’obiettivo di individuare i requisiti comuni per l’interoperabilità e la diffusione dell’accesso. Un’attenzione particolare è data alla  conservazione a livello europeo.

La mia impressione alla fine della giornata è che la comunità scientifica Open Access in Italia stia  vivendo un cambiamento profondo, in cui diventa importante la  multidisciplinarietà, la cura dei dati, il confronto tra diverse metodologie disciplinari, la disponibilità di strumenti di analisi, riuso e visualizzazione dei dati.

In conclusione Costantino Thanos ha elencato le quattro dimensioni che devono essere affrontate: quella giuridica, quella tecnologica, quella economica e quella politica. Il panel finale ha aggiunto a queste anche una dimensione sociale e culturale. La proposta di Caso di costruire un’Associazione indirizzata all’orientamento ed alla formazione degli interessati è stata accettata dai presenti che intendono lavorarci in modo aperto.

 

 

 

 

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