A.M. Tammaro

Sono abilitata come Professore prima fascia nel Settore Biblioteconomia e Bibliografia. Dal 2001 al 2013 ho insegnato a Parma il corso "Editoria digitale" "Biblioteca digitale" e ho coordinato il Master Internazionale MAIS (International Master Information Science" ed il Master Erasmus Mundus "DILL Digital Library Learning". Continuo ad insegnare nel Master DILL come professore a contratto. Sono Presidente di Open Edition Italia e Responsabile scientifico del Centro Interdipartimentale UNIPR CoLab. Sono Chair della Sezione Library Theory and Research di IFLA. Sono stata membro del Governing Board di IFLA (2007-2009; 2011-2013). Sono membro di Association of International Librarians and Information Specialists (AILIS )e di Association for Information Science and Technology (ASIS&T). Sono stata membro del CEN AIB occupandomi di Formazione continua e di Editoria fino a novembre scorso quando mi sono dimessa. Ho partecipato alle attività degli Osservatori AIB Formazione e Professione nei due mandati CEN precedenti a questo e sono stata Vicepresidente della Sezione AIB Toscana.

Homepage: https://annamariatammaro.wordpress.com

Il bibliotecario moderno: attualità di De Gregori nel definire il profilo professionale

IMG_5888.JPGLo scorso 2 ottobre ho partecipato ad un Seminario di intitolazione a Luigi De Gregori della Biblioteca del MIUR. Questo evento a cui sono stata invitata come relatore, mi ha permesso di approfondire per una maggiore conoscenza la figura professionale di questo bibliotecario che rappresenta un modello importante per la comunità professionale italiana ed internazionale.

Dopo il difficile periodo della seconda guerra mondiale, De Gregori, aprendo la Rivista delle biblioteche (1947) ci lascia il suo ultimo articolo che descrive il profilo del bibliotecario moderno: possiamo considerarlo il suo testamento spirituale perché morirà dopo pochi mesi. Chi è il bibliotecario moderno per De Gregori?

Bibliotecario moderno

De Gregori ci dice prima di tutto cosa non è il bibliotecario moderno. Non è il bibliotecario erudito, che ha creato e gestito le biblioteche italiane durante tutto il settecento e l’ottocento. De Gregori cita Magliabechi che riusciva a leggere tutti i libri nella sua collezione; Antonio Panizzi che ha rinnovato la Biblioteca del British Museum e creato le prime regole catalografiche. Questi bibliotecari eruditi (scholarly librarian) avevano una cultura personale che conteneva molte conoscenze, anche minute, ed hanno avuto il merito di rendere accessibili le biblioteche al pubblico più vasto possibile. Le biblioteche italiane sono state per secoli le migliori del mondo, meta di viaggi spesso da tutta Europa per consultare le loro collezioni rare, tutto grazie al lavoro di questi primi bibliotecari. Il modello tuttavia del bibliotecario erudito non può essere quello del bibliotecario moderno. Lo dice quasi con dispiacere De Gregori, citando le parole di ammirazione di Putnam il Direttore della Library of Congress per il bibliotecario della vecchia scuola: “che si entusiasmava di più per l’interno di un libro che per l’esteriore compiacimento di un lettore”!

Il bibliotecario moderno è centrato sul lettore: i libri – dice De Gregori – sono solo gli strumenti di un complesso lavoro di organizzazione a servizio degli altri. Il bibliotecario moderno quindi deve continuare il lavoro dei predecessori bibliotecari eruditi, per conservare e accrescere il patrimonio della biblioteca, ma l’approccio è diverso, centrato sul servizio. Lo spirito di servizio è quindi quello che contraddistingue il bibliotecario moderno.

La centralità del servizio sembra un principio molto semplice, davvero basato sul senso comune, tuttavia De Gregori evidenzia tutte le difficoltà di realizzare questa ottica di servizio, a cominciare dalle competenze e capacità richieste al bibliotecario.

Prima di tutto il bibliotecario moderno è parte attiva della comunità professionale nazionale ed internazionale. De Gregori è stato coinvolto nella prima fase di costruzione di IFLA come è stato ricordato in questo Seminario ed aveva sviluppato una ricca rete di contatti professionali in Europa ed America, con cui teneva scambi continui di comunicazione. Questo contesto internazionale della professione è necessario per offrire un servizio di qualità: amplia lo spazio di comprensione di valori professionali e condivide le buone pratiche, contribuendo anche ogni giorno a costruire collettivamente la disciplina biblioteconomica.

Il bibliotecario moderno non è un erudito abbiamo detto, tuttavia è uno studioso, che sa applicare un metodo scientifico rigoroso di ricerca e di studio. Molti giovani arrivano in biblioteca, dice De Gregori, come ripiego, perché per motivi vari non sono riusciti a fare il ricercatore come professione. Succede che spesso, appena possibile, questi giovani cercano di lasciare la biblioteca per seguire le loro aspirazioni. De Gregori stimola ad applicare le metodologie della ricerca alle discipline che formano il bagaglio culturale del bibliotecario: bibliologia, bibliografia e biblioteconomia: il bibliotecario moderno non deve rinunciare alla ricerca, ma mettere a frutto le capacità accademiche per migliorare il servizio della biblioteca. De Gregori conosce le difficoltà di combinare ricerca e gestione delle biblioteche, di riuscire a trovare il modo di combinare interessi di ricerca con il lavoro di bibliotecario.

Il bibliotecario moderno è soprattutto un leader, o come oggi diciamo un “agente attivo” del cambiamento.

Di fronte alle tante difficoltà che trova per realizzare con successo la sua missione, deve saper organizzare con “creatività” le poche risorse materiali e umane di cui dispone. De Gregori elenca una serie di problematiche di cui molti direttori di biblioteche si lamentano, anche ai nostri giorni. Le dotazioni delle biblioteche sono esigue, costringendo il bibliotecario a fare miracoli per assicurare il servizio. Anche gli spazi sono inadeguati, ponendo vincoli all’accrescimento delle collezioni. Il personale poi è insufficiente, oltre a non essere preparato come dovrebbe.

Oltre a queste problematiche, ci sono alcuni vincoli che  caratterizzano solo le biblioteche italiane. De Gregori evidenzia il problema di: “introdurre il nuovo nel vecchio: questo è il problema dell’Italia. Il problema dell’innovazione delle procedure e dei servizi è soprattutto legato alle capacità di leadership del bibliotecario moderno, che non si limita ad amministrare le istituzioni ma deve saper adeguare alle mutate esigenze del contesto istituzionale e sociale il servizio da rendere disponibile, anche utilizzando tecniche e metodi innovativi.

Il nuovo bibliotecario, quando De Gregori scrive il suo articolo subito dopo la seconda Guerra Mondiale, è ancora soprattutto impiegato nelle biblioteche storiche, in quel periodo non esistevano in Italia le biblioteche pubbliche (le biblioteche popolari non potevano essere considerate tali). Le biblioteche storiche sono ricche di fondi soprattutto con una specializzazione umanistica ed il ricco patrimonio che è stato ereditato va accresciuto e conservato, cercando un corretto equilibrio con l’esigenza di servizio. Le biblioteche non fanno come i musei che mettono gli oggetti rari in bacheca! La biblioteca dà in lettura e presta i libri a livello locale, nazionale, internazionale: i rischi di perdita o danno sono tanti. Il bibliotecario si deve prendere delle responsabilità e correre rischi, quando concede il libro in lettura o in prestito, addirittura nazionale ed internazionale. Per eventi catastrofici, questa competenza è particolarmente importante: nel periodo davvero difficile dell’occupazione tedesca e degli sbarchi degli alleati, De Gregori è stato attivamente impegnato nella protezione del patrimonio storico delle biblioteche italiane, cercando dei rifugi dove potessero essere conservati.

In apparente contrasto con tutti questi requisiti, il bibliotecario moderno, come caratteristica personale, deve essere modesto. Il bibliotecario moderno deve concentrarsi sui problemi del suo pubblico, immedesimarsi con i lettore con modestia. De Gregori avverte i giovani che si vogliono avvicinare alla professione di questa necessità di approccio al servizio, che può non piacere. Questo atteggiamento di modestia contrasta con il suo sapere, che gli deriva oltre che dagli studi anche dalla permanenza in un luogo che stimola l’apprendimento come la biblioteca.

Questa modestia “consapevole” come la chiama De Gregori si incontra o meglio si scontra con un altro problema della professione: la mancanza di comprensione della professione bibliotecaria che la società dimostra di avere, incluso sia non esperti che studiosi!

Il modello di bibliotecario moderno in conclusione è lo stesso Luigi De Gregori, tutte le caratteristiche che descrive nell’articolo citato sopra, che davvero può dirsi autobiografico, sono le competenze che De Gregori ha dimostrato durante la sua carriera professionale.

Dove aveva appreso De Gregori queste sue competenze? Come dice nell’articolo “Il bibliotecario” la sua scuola è stata la biblioteca stessa combinata con il buon senso.

Formazione e aggiornamento professionale

Una differenza tra il bibliotecario vecchio ed il nuovo è la necessità di formazione specialistica. Le biblioteche sono organismi complessi e oggi il bibliotecario moderno ha la necessità di seguire standard e procedure professionali condivise per rendere il servizio sempre migliore ed efficiente.

De Gregori cita la situazione internazionale per la formazione che conosce bene e prova a fare un confronto con l’Italia. Evidenzia che ogni nazione ha in quel periodo la sua scuola di biblioteconomia, a volte autonoma, a volta convergente con altre Facoltà e Istituti. Di fronte a questa varietà di modelli di formazione,  l’esigenza che si ha in Italia è quella di formare soprattutto un bibliotecario tradizionale, che sappia gestire e guidare le biblioteche statali antiche.

Un’esigenza che descrive con chiarezza è quella di prevedere diversi livelli di qualifiche,  il livello di base e il livello dirigenziale di gestione. In modo veloce identifica anche la necessità di due diversi curriculum: quello che chiama dei progressisti e quello dei conservatori. Anche se la centralità delle biblioteche storiche limita nel suo periodo la scelta al bibliotecario del vecchio tipo, non per questo ci si deve limitare a formare solo i conservatori.

Le necessità della formazione in Italia sono quindi brevemente descritte, come impegno per il futuro più che come disegno del presente. Infatti l’offerta formativa al tempo in cui De Gregori scriveva il suo articolo era limitata. De Gregori evidenzia anche alcune problematiche: docenti senza competenze adeguate e la tentazione di applicare acriticamente modelli stranieri, come quello di bibliotecario educatore e consigliere, quando ancora non esistevano in Italia biblioteche pubbliche dove i professionisti potessero andare a lavorare.

Trasformazione delle biblioteche

“Assai fosco il futuro…” De Gregori conclude il suo articolo con un moderato pessimismo!

Alcuni problemi delle biblioteche evidenziati da De Gregori sono sempre attuali: l’inadeguatezza dei fondi, la mancanza di spazio per l’accrescimento della collezione, la mancanza di personale preparato e una formazione professionale sufficiente. Tuttavia la crescita delle biblioteche italiane dal 1947 ad oggi è stata lenta eppure c’è stata!

I migliori risultati sono venuti dalla cooperazione bibliotecaria per il Catalogo Unico e SBN ha riunito in un’ottica di servizio tutte le biblioteche italiane, incluse le pubbliche, universitarie e scolastiche: la cooperazione bibliotecaria insieme all’automazione hanno raggiunto un risultato davvero importante. La nascita del Ministro dei Beni Culturali e delle Regioni nel 1975 ha differenziato inoltre le competenze delle biblioteche, creando le biblioteche per tutti distinte dalle biblioteche speciali. Ma la trasformazione maggiore è in atto in questi anni recenti, dove diversi fattori spingono al cambiamento di modelli tradizionali di servizio, soprattutto le tecnologie ICT.

Ci sono oggi nel mondo concetti diversi delle biblioteche, non solo continuano le biblioteche tradizionali organizzate per l’accesso alle collezioni, ma anche sorgono diverse biblioteche innovative che, ad esempio, si offrono come spazi per la creatività e l’apprendimento. IFLA si è fatta carico da anni di un ruolo guida per il cambiamento delle biblioteche ed ha realizzato una prima indagine delle esigenze della società (Trends Report), oltre ad essersi adoperata in un’attività di Advocacy con politici e amministratori per inserire l’accesso all’informazione negli obiettivi delle Nazioni Unite. Nell’ultimo anno, IFLA con il progetto Global Vision ha stimolato la partecipazione di tutti per riflettere e concordare una visione unitaria delle biblioteche.

La biblioteca è ora dovunque: non si confonde più con il luogo fisico che contiene la collezione, ma la sua piattaforma può essere accessibile da qualunque dispositivo. Oggi io posso interrogare il catalogo dal mio cellulare ed anche ricevere informazioni e servizi a distanza dallo stesso dispositivo. Le biblioteche ancora non sono molto attrezzate ad offrire servizi a distanza, ma ci sono buoni esempi di biblioteche innovative.

Nella biblioteca tradizionale c’è una riorganizzazione dello spazio, usato soprattutto come luogo di incontro, ad esempio per la lettura sociale, o per lavoro collaborativo della comunità locale.

La lettura ed il prestito, i due servizi tradizionali delle biblioteche, si sono anch’essi trasformati: la lettura è diventata sociale, spesso ad alta voce, o anche attraverso piattaforme che offrono Club di lettura, non importa che il libro sia su carta o digitale, i due supporti convivono e si integrano a vicenda; il prestito digitale ha dei vincoli che complicano i servizi della biblioteca ponendo nuove problematiche al bibliotecario moderno.

Più che mai servono capacità di innovazione e di leadership: di fronte a questi cambiamenti, i bibliotecari moderni hanno risposto usando una cooperazione allargata ad altri attori e soprattutto nuove partnership con le comunità di utenti. Tra le soluzioni più innovative va considerato anche il ricorso alla filantropia, cercando di attirare finanziamenti privati e non solo pubblici per trovare risorse adeguate per offrire i servizi.

Soprattutto le biblioteche innovative fanno ora di più: si sono assunte un’altra responsabilità oltre quelle tradizionali ed hanno ora il compito di fornire agli utenti le capacità di usare in modo appropriato le tecnologie disponibili per recuperare, valutare, usare e creare nuova informazione. I servizi chiamati di “alfabetizzazione” non si limitano ai testi ma includono un ruolo di supporto alle diverse competenze necessarie oggi per gli individui.

Conclusione

La biblioteca è oggi di supporto ad una società soggetta a numerosi cambiamenti, dove l’individuo deve continuamente e velocemente apprendere lungo tutta la vita. Le biblioteche più attente alle esigenze delle comunità si offrono come supporto all’apprendimento, inteso anche come apprendimento collaborativo, spazio di creatività e condivisione. Le biblioteche sono inoltre integrate insieme ad altri attori pubblici e privati nell’ecosistema digitale.

In conclusione, le competenze indicate da De Gregori nel descrivere il profilo professionale del bibliotecario sono sempre più attuali: occorre modestia e spirito di servizio, avere le caratteristiche e la visione di un leader,  saper fare ricerca e far parte di una comunità internazionale.

Non potrà bastare però al bibliotecario moderno un semplice “senso comune” per saper prendere decisioni nel periodo complesso in cui ci troviamo. Formazione ed aggiornamento continuo dovranno essere considerati requisiti essenziali del professionista ed adeguare la formazione ai bisogni locali è uno degli obiettivi attuali di IFLA.

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Biblioteche nel 2022: riflessioni su IFLA Global Vision della Sezione Library Theory and Research (Parte seconda)

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La Commissione della Sezione Library Theory and Research è stata coinvolta come tutte le Sezioni e Gruppi IFLA nella discussione sul Global Vision Project. La conversazione (virtuale) della Commissione è stata strutturata seguendo le domande proposte  che toccano tre aspetti: le sfide (per la società, per le biblioteche, per la professione), la visione condivisa della biblioteca, le caratteristiche della trasformazione da costruire.

 

Il futuro delle biblioteche è incerto, una sola cosa è sicura: il futuro delle biblioteche non potrà essere isolato e distinto dal futuro della società. Cosi le sfide del contesto sociale sono il punto di partenza: c’è un principio implicito in questo ed è che la visione della biblioteca è una visione sociale. Una conseguenza importante di questo principio, su cui c’è stata molta discussione, è che il bibliotecario deve avere un atteggiamento pro-attivo, non è un ruolo apolitico e neutrale.

Le sfide della società che la Sezione Library Theory and Research ha considerato sono sia a livello macro, come la globalizzazione (ed i fenomeni connessi della migrazione, del terrorismo e dell’ineguaglianza), sia a livello micro, come quelle del settore dell’informazione con attenzione alla proprietà intellettuale, alla concentrazione dell’informazione in monopoli di fatto, all’emergere di nuovi attori in competizione con le biblioteche. L’economia mondiale è sempre più globale e connessa all’evoluzione tecnologica: Internet e i network permettono di produrre servizi in un luogo e fruirli dall’altra parte del mondo. Questa differenza nei canali di fruizione ha un grosso impatto  e mette in discussione il ruolo stesso delle biblioteche.

In modo paradossale, ci sono tuttavia delle tendenze che si presentano come opportunità   per le biblioteche che possono (anzi devono) cogliere: come la tendenza ad una maggiore trasparenza delle democrazie, una maggiore richiesta di formazione lungo tutta la vita, la formazione che diventa collaborativa “connettivismo”, capacità e nuove literacy necessarie per difendersi dal sovraccarico di informazione e saper valutare le notizie false.

Come e quando incorporare questi elementi sociali nell’organizzazione tradizionale delle biblioteche? Più di prima è necessaria una prospettiva di sistema: non la biblioteca come organizzazione gerarchica ed isolata, ma occorre cercare di ottenere sinergie ed integrazioni a partire dai diversi attori che compongono il sistema dell’informazione.

Occorre soprattutto un’interazione più di prima con gli utenti e le comunità. Questo spinge ad una personalizzazione dei servizi, saper applicare i metodi di ricerca per ottenere la conoscenza di come l’informazione viene usata, saper adattare i servizi ai bisogni su misura degli individui e delle comunità. Applicando le tecnologie, le biblioteche possono arrivare anche a quelli che non sono utenti abituali, adeguandosi alle tecnologie a cui questi sono abituati (ad esempio analizzando l’User Experience)

La biblioteca è più di prima al centro delle società democratiche ed ha un valore sociale che va comunicato a tutti gli attori. Occorre quindi convergenza coi poteri politici per facilitare una maggiore comprensione del valore delle biblioteche e del contributo che la biblioteca può dare alla società per aiutare ad affrontare le sfide di questo periodo.

Contemplando la visione delle biblioteche del 2022, è importante riflettere sulle lezioni apprese dalla ricca storia dell’innovazione delle biblioteche nella società. I valori della biblioteca che sono condivisi e sono indicati da IFLA sono: Learning, Transforming, Cooperation e  Inclusiveness.  Prendendo come punto di partenza la cornice concettuale che delinea il ruolo sociale delle biblioteche, la conversazione della Commissione ha proposto un possibile nuovo ruolo pro-attivo delle biblioteche (dei bibliotecari) per descrivere le attività da fare oggi ed in futuro.

Nuove attività, problemi vecchi

Il valore della biblioteca si basa sul principio passato e presente dell’accesso all’informazione per tutti, a difesa dei diritti umani (in particolare art. 19), sulla riflessione che a partire dal Convegno IFLA di Lione abbiamo riportato in tutte le Commissioni IFLA. Il digital divide è la nuova sfida con cui occorre ora confrontarsi, insieme all’inclusione sociale ed alla privacy, con un ruolo attento a equilibrare i servizi per le comunità svantaggiate. Le nuove attività esplorano il concetto del terzo spazio, dove il luogo fisico e lo spazio virtuale della biblioteca sono integrati e fanno sinergia.

Nuove attività, problemi nuovi

Il valore delle biblioteche si basa sul contributo poco esplorato che possono dare al filtro di qualità dell’informazione insieme a rendere capaci gli utenti a saper valutare e creare informazione (information and media literacy). Questo ruolo di educatore acquisirà più importanza di quella che ha ora.

Vecchie attività, vecchi problemi

Resta il compito delle biblioteche di comunicare il valore dei beni culturali e di assicurare la preservazione dei manufatti (su qualsiasi formato) per le generazioni future.

Vecchie attività, problemi nuovi

L’accesso all’informazione è diventato sempre più costoso. Le biblioteche devono appoggiare la realizzazione e crescita della scienza aperta, con un sostegno all’Open Access in tutte le sue forme. Anche cataloghi e bibliografie sono aperti: integrati nel Web semantico ed aperte ad integrazioni con altre istituzioni nel Web.

In conclusione: l’utenza delle biblioteche si estende oltre a quella abituale, il ruolo si estende ad un ruolo di agente del cambiamento e di educatore, la cooperazione si estende a nuove partnership. La produttività dei sistemi di biblioteche locali può essere notevolmente migliorata da squadre internazionali di biblioteche,  “attorno all’orologio del mondo” a livello globale. Non solo, i bibliotecari dovranno fare alleanze con tutti i professionisti dell’informazione.

Come potranno le biblioteche vincere queste sfide e realizzare le nuove attività? La riflessione è appena iniziata e dovrà essere integrata da casi di studio per  promuovere un’identità professionale dinamica che insieme ad un senso di tradizione sappia dare l’evidenza della sua rilevanza per la società- cosa che ci manca spesso a confronto con altre professioni come medici, avvocati e persino scienziati!

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Il futuro che vogliamo: tre giorni di brainstorming in Atene (Prima parte)

Insieme a Leda Bultrini, Massimo GentiliIMG_4893 Tedeschi e Corrado Di Tillio ho partecipato all’inizio della conversazione voluta da IFLA per coinvolgere tutta la comunità professionale su una comune visione del futuro che vogliamo. Il 3 aprile abbiamo partecipato all’incontro della Presidente IFLA e il 4 e 5 aprile abbiamo partecipato all’inizio della conversazione nel contesto dell’IFLA Global Vision Project.

Donna Scheeder, la Presidente IFLA, in apertura dell’incontro ha detto che dobbiamo creare il cambiamento che vogliamo vedere! La professione condivide un sistema di valori costante, anche se ci sono ora molte differenze, dovute alle tendenze della società. C’è bisogno di un impegno individuale ma è necessaria una risposta collettiva ed una visione comune, per avere successo tutti noi insieme e creare il cambiamento che vogliamo vedere.

L’obiettivo degli incontri e del progetto IFLA è che la comunità LIS deve raggiungere una visione comune. Mentre i valori condivisi dalle biblioteche sono costanti, il continuo cambiamento nella società crea grandi sfide per la professione. La conversazione si è concentrata su questa domanda principale: Quali sono le principali sfide per il mantenimento dei nostri valori?

Nel primo giorno, esperti e futurologi hanno dato suggerimenti su cosa le biblioteche  devono smettere di fare e ciò che dovrebbero invece fare.

Fillipos Tsimpoglou (Biblioteca Nazionale di Grecia Direttore Generale, in rappresentanza dei partner greci) ha detto che le biblioteche non sono più silos !!

Il professor Kostas Gavroglou (Ministro dell’Istruzione, Ricerca e degli Affari Religiosi della Grecia) ha detto che ci troviamo nel bel mezzo di un periodo storico in cui è cambiato il ruolo del libro. Non è solo una questione di tecnologia! La tecnologia ha avuto un impatto sulla trasformazione e la metamorfosi del modo in cui pensiamo, insegniamo e impariamo.

Nuovi ruoli sono stati suggeriti!

Lefteris Kretsos (Segretario Generale della Comunicazione e Media, Ministero delle politiche digitali) e Anriette Esterhuysen (Executive Director Association for Progressive Communications, Sud Africa), hanno condiviso l’opinione che le biblioteche in un mondo iperconnesso hanno un ruolo contro le notizie false “fake news”. Questo è un problema per la democrazia, le biblioteche dovrebbero lavorare per l’educazione ai media e per la classificazione dell’informazione.  Questo è il ruolo di dare le capacità al lettore (empowering) con l’educazione fornita dalla biblioteca. Un suggerimento venuto dal dibattito è che sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere il comportamento di ricerca degli utenti usando metodi di ricerca come quelli dell’etnografia e dell’antropologia.

Dave Snowden (Direttore del Centro Cynefin, Bangor University, Wales) ha presentato la comprensione del potenziale evolutivo del presente ed ha detto che i bibliotecari dovrebbero impegnarsi di più nel mettere insieme le persone, non solo facilitare l’utente a trovare le informazioni utili per loro.

Vassilis Harambidis (fondatore e direttore artistico di Bios esplorare la cultura urbana) ha sottolineato che l’educazione e la cultura ci aiutano a capire come, cosa e chi dei problemi della società, e sono l’arma più potente !!

Alla domanda: abbiamo bisogno di assumere bibliotecari? ha risposto di no, se impieghiamo qualcuno, non diamogli un ruolo specifico! Noi siamo in trasformazione: come i bibliotecari possono essere trasformati? le biblioteche possono diventare una risorsa editoriale, o un centro di pensiero, cambiando anche la terminologia della biblioteca, in un modo moderno di vivere, reinventare la missione, “le biblioteche dovrebbero essere più per le comunità che per le istituzioni come lo sono ora”.

Nick Ashton-Hart (Consulente / consigliere Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo / Associate Fellow di Ginevra Centro per la politica di sicurezza) ha proposto la seguente domanda: Internet può sostenere l’identità locale e lo sviluppo sociale? Ha sottolineato che locale e globale sono da considerare integrati. Nel contesto bibliotecario, le biblioteche hanno il contenuto locale che nessun altro ha. Se con la digitalizzazione viene utilizzato per dare accesso libero a chiunque ed ovunque, questo è ancora più importante che la migrazione, ad esempio dando un supporto all’integrazione dei migranti.

Karl Schroeder (NarrativeFutures.com, Canada) ha parlato della dematerializzazione e della delocalizzazione !! Biblioteche possono costituire il punto di transizione tra locale e universale. Quale delle tendenze del trend report avrà il maggiore impatto? la sua risposta è stata la digitalizzazione. L’intelligenza artificiale non può eliminare la necessità di biblioteche come collezioni. L’educazione dei futuri bibliotecari ha affermato dovrebbe includere: il pensiero critico, problemi mondiali come quello dei rifugiati, sfide come quella della localizzazione.

Betty Tsakarestou (Assistant Professor e capo della pubblicità e pubbliche relazioni Lab, Università Panteion – Dipartimento di Comunicazione media e cultura) ha parlato di “Città intelligenti e resilienti” nel nostro mondo interconnesso e del loro collegamento alle biblioteche. Nuovi modi di vivere coesistono, e la comunicazione è rinnovata dai dispositivi  “mobile”. Anche l’apprendimento approfondito (non superficiale) è ora centrato sulla mobilità: le città intelligenti e resilienti devono comunicare con il cellulare, anche facilitando l’apprendimento digitale e profondo. Le biblioteche stanno imparando a far convivere spazi sia fisici che virtuali, ora devono sperimentare e attuare azioni innovative, provare ad aumentare i confini della nostra realtà.

Ivan Owen (Makerspace Lab Manager presso l’Università di Washington) ha presentato una relazione sul’impatto della digitalizzazione delle collezioni fisiche,  parlando di stampanti 3D.  Ha sottolineato l’importanza della “materializzazione” della conoscenza, in contrasto con il fenomeno della digitalizzazione. La co-creazione è la sfida, la creatività e l’innovazione nelle biblioteche per facilitare soluzioni, iniziare a far parte del gioco, collaborando in team con competenze culturali diverse e partendo da nuove partnership con le organizzazioni.

Tutte queste presentazioni di esperti in gran parte esterni alle biblioteche, che conoscono solo come utilizzatori, hanno preparato la discussione interna alla comunità professionale di IFLA dei giorni successivi.

(Segue)

 

 

 

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Biblioteche e didattica: FOLIO EDUCA ad Obidos

Come possono la letteratura e la lettura essere di supporto all’apprendimento?

Il Seminario internazionale Folio Educa, che si è tenuto il 1-2 ottobre scorso a Óbidos (Portogallo), si è concentrato sul ruolo delle biblioteche scolastiche a supporto della riforma portoghese dell’insegnamento nelle scuole. Le biblioteche scolastiche hanno fatto molti progressi, descritti da due osservatori esterni: Diane Oberg (IFLA IASL) e Maria Emília Brederode (Conselho Nacional de Educação). Nel 1996 è stato avviato lo School Library Network Program, nel 2007 è stato adottato l’Evaluation model, nel 2009 è stata prevista dalla legislazione la figura del docente bibliotecario. Cosa è cambiato? Gli spazi confortevoli dove non si sta in silenzio ma si collabora, gli scaffali aperti, la digitalizzazione, l’organizzazione della collezione finalizzata ai bisogni dell’utente! Cosa deve ancora cambiare? finalizzare il servizio alla lettura, all’alfabetizzazione ed all’apprendimento permanente, trasformare la vita dei cittadini con l’accesso molto più democratico a risorse e servizi. Le biblioteche scolastiche raggiungono anche le famiglie degli studenti.

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Maria Jose Vittorino (organizzatrice di Folio Educa a sinistra) coi relatori della Sessione conclusiva

Per diventare ambienti che “favoriscono” l’apprendimento le biblioteche scolastiche devono risolvere alcuni elementi critici, come chiarire il loro ruolo, avere leadership e collaborare con enti esterni, basarsi sulla valutazione e l’evidenza, avere delle infrastrutture tecniche e personale formato.

 

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Libraries transform: buone pratiche a Parma (Ohio) Cuyahoga County Public Library (CCPL)

Libraries trasform“: la Presidente ALA Sari Feldman durante l’ultimo Convegno alle Stelline  aveva illustrato il programma con questo titolo lanciato da ALA ed aveva portato come esempio i servizi del sistema bibliotecario Cuyahoga County Public Library  (CCPL) in Ohio, che lei dirige e che comprende tre branches nella cittadina di Parma (Ohio). Ho avuto l’opportunità di visitare questo sistema bibliotecario – a Parma iFullSizeRendern Ohio  poco prima del Convegno IFLA – ed ho capito che “Libraries transform” non è uno slogan di marketing, come avevo frainteso, ma davvero le biblioteche di questo sistema bibliotecario sono al centro delle loro comunità che a riprova del valore percepito sono felici di finanziarle. I servizi che le biblioteche forniscono cercano di adeguarsi ai bisogni della comunità e comprendono servizi tradizionali di accesso ai documenti, insieme a servizi davvero innovativi.

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Chiamata all’azione: una leadership per le biblioteche

La Presidente IFLA Donna Scheeder, la Presidente eletta Gloria Perez ed il Segretario Generale Gerald Leitner

La Presidente IFLA Donna Scheeder, la Presidente eletta Gloria Perez-Salmeron ed il Segretario Generale Gerald Leitner

Uno dei principali risultati del Trend Report di IFLA è l’evidenza che “l’economia dell’informazione globale sarà trasformata dalle nuove tecnologie”. Il documento Approfondimenti di IFLA stimola a prendere in considerazione l’impatto che le tecnologie avranno su molti aspetti della società, compresi i dati personali e la privacy, la formazione con i MOOC, la preservazione digitale di risorse locali, le nuove voci democratiche. Il mondo continua a registrare un rapido cambiamento dal lancio del Rapporto IFLA Trend nel 2013. Durante il recente Convegno IFLA a Columbus, appena concluso, è stato presentato un Aggiornamento, con esempi di alcuni dei nuovi servizi e approcci innovativi che biblioteche e bibliotecari hanno sperimentato per rispondere alle sfide descritte nel Trend Report.

In una situazione così complessa come quella descritta dal Trend Report, occorre chiedersi: Cosa è una biblioteca? Qual è il futuro delle biblioteche? E’ diffusa l’opinione che con l’avvento delle tecnologie, le biblioteche abbiano perso il loro ruolo. La prima riflessione di ritorno dal Convegno IFLA a Columbus è che occorra oggi una leadership delle biblioteche ed IFLA si è assunta questo ruolo. Mi sembra di cruciale importanza che tutte le biblioteche abbiano un orientamento chiaro sulla direzione da prendere.

Nel sito di IFLA sono indicate le Linee strategiche e le priorità dell’IFLA per il 2016 – 2021. Durante il Convegno di Columbus, la Presidente IFLA Donna Scheeder, la Presidente eletta Gloria Perez-Salmeron ed il Segretario Generale Gerald Leitner hanno descritto chiaramente la visione strategica di IFLA: le biblioteche hanno un ruolo sociale, i servizi si trasformano adeguandosi ai bisogni che cambiano delle comunità. Il messaggio che riporto dal Convegno IFLA è una chiamata all’azione a quattro livelli: il livello globale, nazionale, locale e individuale.

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By the book 2016: terzo appuntamento del Convegno internazionale a Firenze (Villa Finaly)

Clul0PlXIAA8BJJ.jpg-largePer il terzo anno consecutivo, si è svolto a Villa Finaly (Firenze) il Convegno internazionale “By the book 2016“, organizzato dall’Università di Sorbona 13 con Oxford Brookes University e l’University of Ljubljana. Il titolo del Convegno “Building Audiences for the Book in an Age of Media Proliferation” individua il focus sulla trasformazione digitale del libro e l’impatto sociale ed individuale che questo comporta. Il cambiamento è evidente nell’industria editoriale, ma ancora non è ben compreso dalle istituzioni, organizzazioni e persone perché manca ricerca nel settore emergente di studi sull’editoria. Durante la Conferenza è stato deciso di avviare un’European Publishing Studies Association (EuroPub) proprio con lo scopo di promuovere e diffondere studi e ricerche sull’editoria in cui accademici e professionisti con diverso background possano collaborare per una migliore comprensione dei problemi che l’introduzione del digitale ha su autori/lettori e l’intera filiera editoriale.

Twitter: 

Link al programma By the book 3

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How open is open enough? un panel a Villa Finally, Firenze

La comunicazione scientifica è in una fase di grande cambiamento nell’era digitale e l’impatto dell’Open Access è ad un crocevia.

Il Panel “How Open is Open enough”, il 23 giugno durante il Convegno internazionale By the Book 3, organizzato a Firenze Villa Finaly da Universitè Paris 13, Oxford Brookes University, University of Lubiana, ha lo scopo di discutere i diversi punti di vista delle parti interessate (editori e biblioteche prima di tutto, ma ache politici ed amministratori) per l’accesso aperto concentrandosi sull’aspetto socio-economico.

L’accesso aperto presenta numerose sfide ed opportunità per quasi ogni aspetto del modello di business dei diversi attori interessati.

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Libraries in Digital Age (LIDA): la trasformazione delle biblioteche in era digitale

Schermata 2016-06-19 alle 21.55.33La serie annuale di Conferenze internazionali LIDA (dal 2012 biennale) è un osservatorio privilegiato per la trasformazione delle biblioteche nell’era digitale, a partire dal primo incontro nel 2000 a Dubrovnik, dove il tema su cui ci si è concentrati è stato l’impatto di Internet. LIDA ha una prima caratteristica: si concentra sulla ricerca! L’Association for the Information Science & Technology ASIS&T  European Chapter fin dall’inizio è stato collegato alla Conferenza. Una novità di quest’anno è stata la partecipazione per la prima volta dell’Asia Chapter di ASIS&T. Un’altra caratteristica di LIDA è che il target privilegiato sono gli studenti di biblioteconomia e scienza dell’informazione. Questi partecipano attivamente all’organizzazione e contribuiscono ad una parte sostanziale del programma: presentano poster, discutono la loro idea di tesi (PHD Forum) e quest’anno hanno anche presentato i loro lavori di ricerca (Student Showcase). Anno dopo anno mi ha colpito come gli studenti soprattutto della Croazia hanno migliorato le loro competenze linguistiche e di metodologia della ricerca, grazie a questa Conferenza di successo che porta a Zadar gli esperti più noti della biblioteca digitale nel mondo. Tatjana Aparac-Jelušić e Tefko Saracevic organizzatori della Conferenza hanno ricevuto un ampio riconoscimento del loro merito per LIDA e non solo.

Due i temi scelti per l’edizione 2016: 1) Digital Curation and Preservation – Current Trends and Research e 2) Use Studies, Education & Training for Digital Library Collections.

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Open Education: la condivisione facilita la formazione continua

Lo scorso 9 giugno ho partecipato a Roma al Seminario organizzato dal Progetto europeo OER up!(Open Educational Resources Uptake in adult education) in materia di Open Education per l’educazione degli adulti in Europa. La definizione di OER (Risorse Educative Aperte) è molto ampia e comprende ogni risorsa creata per insegnare, apprendere e fare ricerca, usata da educatori, studenti e studiosi autonomi, su qualsiasi supporto (digitale e cartaceo), accessibile per l’uso, l’adattamento e la ridistribuzione libera nel rispetto del copyright dell’autore.  OEP (Open Educational Practices) sono le pratiche di supporto alla creazione ed al riuso delle OER e comprendono: le strategie delle istituzioni,innovazione dei modi di insegnare ed apprendere, e la co-creazione dei contenuti da parte dei discenti.

Perché l’Open Education? perché aprire l’educazione, usando strumenti digitali innovativi? Promuovere le risorse educative aperte (OER) è in linea con la strategia d’Europa 2020 e risponde al bisogno emergente di formazione continua e contemporaneamente di innovazione della formazione. Tuttavia non c’è evidenza su come le OER siano utilizzate per promuovere l’apprendimento permanente e l’educazione degli adulti, anche se le opportunità di apprendimento aperte sono particolarmente rilevanti se si considera che gli studenti adulti hanno vincoli di tempo (ad esempio per responsabilità di lavoro e familiari) e le loro aspettative e ambizioni sono diverse da quelli degli studenti tradizionali.

Un rapporto dell’OCSE (2007: 20) afferma che “per sfruttare le opportunità offerte dalle OER, le istituzioni dovrebbero creare incentivi per stimolare i docenti a creare il materiale didattico del curriculum con almeno un elemento OER come parte dei doveri della posizione di insegnamento. Allo stesso modo l’uso di OER nella formazione continua dovrebbe essere incoraggiato e ci dovrebbe essere attenzione ad offrire OER per la formazione continua. “

Ines Kreitlein, Innovation Agency, Media and Creative Industries (MFG), Germany ha illustrato il Progetto OER up! che è stato lanciato nel settembre 2014. In uno spirito di apertura e di condivisione, lo scopo che si è posto il Progetto è quello di migliorare la partecipazione a Open Education e di aiutare gli istituti di educazione degli adulti a creare con successo OER (Open Educational Resources) e applicare OEP (pratiche didattiche aperte) cioè buone pratiche in materia di educazione degli adulti in Europa.

I principali obiettivi del Progetto sono stati:

  • Identificare lo status quo delle OER per l’educazione degli adulti (AEI)
  • Aumentare la consapevolezza del valore di OER & OEP
  •  Creare di un quadro di qualità di OER & OEP
  •  Migliorare le competenze digitali docenti
  • Dare supporto a AEI con la realizzazione e applicazione di una strategia sostenibile per pratiche educative aperte.

Un aspetto chiave che è stato evidenziato è la mancanza di leadership a livello politico. Infatti, nonostante numerose iniziative a diversi livelli di formazione e tra diverse comunità pionieristiche e isolate, non esiste attualmente alcuna legislazione che copra questo settore o fornisca anche una definizione comune di Open Education. In questo senso, una pubblicazione OCSE PIAAC afferma che “Mentre i paesi non possono cambiare il passato, le politiche progettate per fornire opportunità per l’apprendimento per tutta la vita di alta qualità può aiutare a garantire che gli adulti del futuro mantengano le loro competenze” (OCSE 2013, p.13 ).

Le attività di OER Up! sono state per questo motivo principalmente indirizzate a politici e amministratori (decisori) oltre che a professionisti dell’educazione degli adulti.

OERup risultati

I risultati del Progetto mi sembrano particolarmente interessanti:

  1. Training material: sulla base dell’analisi dei bisogni, è stata costruita una piattaforma on-line con un pacchetto di corsi di alfabetizzazione sulle OER;
  2. Good Practices: è stata costruita una comunità,  attraverso Webinar e seminari in presenza (mantenuta attiva usando google +) per condividere esperienze di buone pratiche per le OER (OEP);
  3. Guidelines: sono state elaborate delle linee guida.

Un altro risultato che mi è sembrato particolarmente utile è una serie di rapporti sull’analisi dello status quo e dei bisogni delle diverse regioni europee su OER. Alcuni aspetti messi in evidenza dal Progetto sono particolarmente interessanti e riconducibili agli aspetti collegati dell’Open Science.

Finora la maggior parte dei contenuti OER per l’educazione degli adulti è prodotto da università ed istituzioni accademiche anche se il contributo di docenti di tutte le istituzioni al di fuori delle università per l’educazione degli adulti (AEI) sarebbe di grande valore, in particolare per sviluppare forme di valutazione e di crediti appropriati per chi apprende tutta la vita e per l’accreditamento nel lavoro.

L’attuazione di una politica di Open Education comporterà un significativo cambiamento di cultura verso la condivisione. Quello che si è evidenziato è che la cultura della condivisione manca. I docenti utilizzano gli strumenti ICT per preparare il loro curriculum, ma non traggono profitto dai vantaggi della condivisione e non sono coinvolti in attività di creazione collaborativa di contenuti con diversi colleghi e con gli stessi studenti. Gli ostacoli da superare sono molti.

Prima di tutto quello dei diritti di proprietà intellettuale  ad esempio sono dei singoli o dell’istituzione? Poi quelli economici, come considerare ad esempio la possibilità di fare eccezioni per alcuni materiali che possono avere un valore commerciale? Un problema generale che è stato evidenziato riguarda la mancanza di consapevolezza delle OER, nonché la mancanza di comprensione di interconnessioni tra le diverse forme di apprendimento aperto e flessibile che è necessario nell’ottica della formazione continua e spinge alla collaborazione le varie istituzioni formative.

Le istituzioni formative ed il personale docente hanno bisogno di essere meglio informati e devono tutti essere sensibilizzati riguardo argomenti come la concessione di licenze, per esempio. Pertanto OERup! è partito dalla necessità di promuovere e favorire la corretta attuazione di buone pratiche con le OER per l’ educazione degli adulti in Europa, con l’obiettivo di far conoscere il valore di OER, oltre a supportare un ambiente OER-friendly negli istituti formativi per allargare partecipazione a Open Education.

Dal punto di vista individuale c’è ancora resistenza da parte dei docenti a costruire contenuti OER, a causa di una mancanza di fiducia nella qualità delle OER, in generale, così come mancanza di competenze nei suoi strumenti ICT. Tra gli operatori OER, e anche tra il pubblico, vi è anche una notevole incomprensione dei termini “libero” tradotto come “aperto” e sinonimo di gratis, così come molto poca importanza viene dedicata ai diritti di proprietà intellettuale e questioni di licenze. La maggior parte degli insegnanti e dei formatori sostengono di aver sempre sviluppato il loro materiale didattico, o parti di esso, in isolamento. All’interno di questa loro creazione di materiale didattico, includono spesso elementi OER singoli, che si trovano online (immagini, video, ecc). Tuttavia solo in rare occasioni i prodotti finali vengono apertamente condivisi in cambio del riuso fatto di singoli elementi. Per quanto riguarda l’accesso a OER, la maggior parte degli intervistatori e gli esperti concordano sul fatto che “sono difficili da trovare”.

L’analisi dei bisogni dimostra che vi è una chiara necessità di formazione e attività educative di sensibilizzazione per i responsabili politici e decisionali.

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