La Sezione Library Theory and Research al Convegno IFLA di Cape Town

La Sezione IFLA Library Theory and Research (LTR) di IFLA ha come scopo quello di sostenere il continuo sviluppo della biblioteconomia e scienza dell’informazione attraverso la ricerca teorica e applicata in tutti gli aspetti della disciplina. Tutte le metodologie di ricerca sono comprese come la metodologia storica e la Sezione comprende lo Special Interest Group (SIG) Library History.

LTR ha organizzato in occasione del Convegno IFLA a Cape Town un Satellite presso l’University of Western Cape e due Sessioni: la prima in collaborazione con la Sezione Statistics and Evaluation e la seconda in collaborazione con Education and Training ed il SIG LIS education in developing countries. Il SIG Library History ha organizzato una Sessione sulla storia delle biblioteche in Africa. LTR è stata inoltre coinvolta nella giuria IFLA De Gruyter Award per selezionare il miglior lavoro di ricerca sulla Biblioteca Digitale. Le presentazioni delle due Sessioni LTR sono accessibili in IFLA Library.

Il Satellite “Digital Preservation as a Site of Contestation: National Heritage, Memory, Politics and Power — Beyond Technology and Management” si è concentrato sulla digitalizzazione ed i temi critici dell’etica, della privacy, delle politiche e del copyright. Sebbene si dia per scontato che digitalizzare sia una cosa buona, nelle nazioni in via di sviluppo può venir visto come una nuova forma di colonialismo. Questo è stato dimostrato nel caso di studio del Ghana presentato da Eric Bohama, nella relazione del keynote Premesh Lalu (Sud Africa), e di Richard Higgs (Sud Africa): la globalizzazione come nuovo imperialismo, la preservazione come minaccia ai diritti di proprietà della conoscenza indigena. Un altro aspetto che è stato discusso è quello della tecnologia digitale come nuova rimediazione che consente narrazioni diverse ed il ruolo dell’intermediario, che non è neutrale ma anzi con le sue scelte determina la narrazione. L’esperienza portoghese dell’Archivio 25 aprile presentata da Paula Sequeiros e quella del Sud Africa presentata da Steve Anderson per la digitalizzazione degli archivi della liberazione sono esempi del nuovo ruolo dell’intermediario che diventa agente attivo. Un aspetto politico della digitalizzazione riguarda il ruolo del governo nel promuovere la digitalizzazione e nel preservare le collezioni digitali. Ne hanno parlato Mary Kandiuk (Canada) e Karen Dowling et al. (USA). Il problema riguarda sia oggetti convertiti in digitale che quelli originariamente digitali. Per quanto tempo saranno preservati manufatti digitali che ricordano episodi della resistenza? dobbiamo realizzare delle ontologie? o archiviarli nella collezione digitale?

La presentazione finale del programma di digitalizzazione del Sud Africa ha evidenziato due approcci: quello seguito dall’Archival platform e quello del District Six Museum. La piattaforma è l’infrastruttura nazionale, ma l’accesso ai documenti è limitato. Il District Six Museum è un museo costruito con la partecipazione della comunità che contribuisce gli oggetti digitali e le storie collegate.

La Sessione “Measuring the Impact of Access to Information and Development” è stata aperta da Fiona Bradley di IFLA che ha descritto l’impatto avuto dalla Lyon Declaration soprattutto per le nuove partnership che sono state stimolate con istituzioni ed organizzazioni che supportano l’importanza dell’accesso all’informazione. Occorre però cercar di avere un seguito alla firma della Dichiarazione e delle azioni concrete. Mi ha particolarmente colpito la sua affermazione che non si conosce il numero esatto delle biblioteche nel mondo, stimato a circa 320.000.

Karin de Jager ha presentato il nuovo standard “ISO 16439 Information and Documentation: methods and procedures for measuring the impact of libraries” realizzato per misurare l’impatto delle biblioteche e che si presta bene per misurare l’impatto della Lyon Declaration. Come esempio ha descritto l’indagine fatta nell’Università di Cape Town per misurare l’impatto dell’accesso all’informazione per studenti svantaggiati.

Digidel in Svezia è un programma nazionale per l’inclusione sociale che ha avuto un successo misurabile. Nel 2010 un milione e mezzo di persone non usavano Internet, nel 2013 si è raggiunto l’obiettivo che ci si era dati di aggiungere 500.000 persone come utenti di Internet. Le biblioteche hanno collaborato con altre organizzazioni ad ottenere questo importante risultato ed il Programma ha orientato positivamente le loro attività e strategie, a cominciare dalla legge per le biblioteche Swedish Library Act.

The Global Libraries initiative (GL) di Bill & Melinda Gates Foundation è un altro esempio di misurazione di impatto nelle nazioni in via di sviluppo dove è stato applicato. Il Programma  Bill & Melinda Gates Foundation finanzia le biblioteche per capire i bisogni degli utenti, acquistare le attrezzature, formare i bibliotecari e misurare l’impatto per dare visibilità alle autorità locali. Per misurare l’impatto servono non solo misure di output dei servizi disponibili ed è stato realizzato un Common Impact Measurement System (CIMS), un sistema comune di indicatori in sette Aree: Digital Inclusion, Health, Education, Economic Development, Communication, Culture & Leisure, and Government & Governance. I risultati delle misurazioni di impatto sono accessibili nella banca dati Global Data Atlas che offre la funzionalità di visualizzazione dei risultati in modo dinamico. Il fascicolo 2 di Performance Measurement and Metrics del 2015 sarà dedicato ad approfondire la ricerca di Bill & Melinda Gates Foundation.

Molto interessante anche l’esperienza dell’editore Richard Gedeye che ha presentato Research4Life: un progetto che si propone di diffondere l’informazione biomedica pubblicata in circa 48.000 libri e riviste rese accessibili a circa 100 nazioni in via di sviluppo. Nel 2011, Research4Life ha lanciato un concorso chiedendo agli utenti del servizio di condividere come HINARI, e gli altri programmi Research4Life nei settori di agricoltura e ambiente, avevano migliorato il loro lavoro, la loro vita personale e la comunità. Le storie ricevute sono state pubblicate in un fascicolo. In aggiunta è stato distribuito un questionario a circa 60.000 utenti del servizio. Le risposte ricevute descrivono le abitudini di accesso ed uso di Hinari ma sarebbe utile approfondire il comportamento di accesso all’informazione in linea. Interessante notare che solo l’11% dei rispondenti dice di aver avuto aiuto dai bibliotecari per accedere all’informazione, mentre il 65% non ha avuto nessun addestramento per usare la banca dati.

Due esperienze si sono concentrate in Africa: Obasi Nene con Favour K. hanno presentato “Indices of Access to Information in Nigerian Public Libraries and Citizens’ Political Participation” ed hanno tentato di correlare la scarsa partecipazione alle elezioni in Nigeria allo scarso sviluppo delle biblioteche. Patel Najma, Skarzynski Janusz,Nassimbeni Mary hanno analizzato l’impatto del Conditional Community Libraries Grant, il programma in Sud Africa che ha cercato di migliorare l’infrastruttura delle biblioteche per un impatto sull’alfabetizzazione delle comunità più svantaggiate. Il Centro del Libro in Sud Africa ha evidenziato che solo il 14% della popolazione è un lettore e che il 51% della popolazione non ha libri in casa. Il caso di studio esaminato, la Biblioteca Harare di Cape Town, ha evidenziato interessanti risultati. E’ stato distribuito un questionario su carta (perché online non avrebbe raggiunto tutti gli utenti) e nella lingua locale isiXhosa. Le principali ragioni per usare le biblioteca sono nell’ordine: uso del computer, delle fotocopie, per lavoro o studio, per cercare lavoro usando i giornali, per fare ricerca. L’impatto della Biblioteca sembra soprattutto da essere indagata nell’apprendimento informale (soprattutto per l’uso dei computer) e per la ricerca di lavoro.

In conclusione, gli indicatori di impatto delle biblioteche stanno cambiando: dal numero di visite e prestito, al numero di attrezzature e di corsi per alfabetizzazione fino ad arrivare ad aneddoti e alle storie di utenti.

La Sessione “Quality Assurance in LIS Education” si è concentrata sulla trasformazione dell’accreditamento delle Scuole di biblioteconomia e scienza dell’informazione, dovuto al calare delle iscrizioni ed alla chiusura di molte Scuole.

CILIP (UK) e ALIA (Australia) hanno descritto i cambiamenti nelle loro procedure, orientati ad allargare la tipologia di corsi accreditati, sulla base delle competenze. Le professioni che lavorano in biblioteca sono ora non solo limitate ai bibliotecari, inoltre i bibliotecari possono anche non lavorare in biblioteca. Come risolvere questo problema? CILIP ha realizzato la Professional Knowledge and Skills Base, base di competenze su cui viene organizzata la procedura di accreditamento. ALIA in collaborazione con gli uffici competenti del governo (IBSA) ha sviluppato delle linee guida per un Training Package di base, usato per l’accreditamento dei corsi.

Dove un’associazione professionale che accrediti i corsi non c’è, si sperimentano la regionalizzazione e internazionalizzazione dell’accreditamento di qualità, che persegue lo scopo di favorire la mobilità, oltre che consentire la comparabilità. Questo è il caso di Zimbawe e delle nazioni ASEAN (Brunei, Cambogia, Laos, Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Tailandia, Vietnam, Birmania).

La confusione c’è dove non c’è una Scuola di biblioteconomia locale, ma dove varie università straniere hanno costruito delle sezioni, portando le loro regole di qualità: questo è il caso del Quatar e degli Emirati Arabi.

Il Panel finale ha portato avanti la discussione sui temi caldi dell’accreditamento, portando l’esperienza delle ischool, di ALA, del Giappone e dell’Africa, per interrogarsi poi sul ruolo di IFLA, che acquista rilevanza per la dimensione internazionale della qualità della formazione.

La sessione del SIG Library History in Sub Sahara Africa ha presentato l’evoluzione delle biblioteche in Africa e il difficile rapporto con i modelli della biblioteconomia occidentale.

LIASA l’Associazione dei bibliotecari è ben organizzata. I bibliotecari del Sud Africa che hanno partecipato al WLIC sono stati 1400, di cui 100 hanno avuto un supporto dall’Associazione professionale LIASA. Il Sud Africa ha dato inoltre due Presidenti a IFLA Kay Raseroka 2003-2005 ed Ellen Tise 2009-2011.

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