Competenze: il messaggio di David Lankes per evitare i rischi della burocratizzazione

Il  tema  della validazione dell’apprendimento non formale e informale e della certificazione delle competenze è stato profondamente cambiato dagli ultimi sviluppi dei processi normativi ed istituzionali realizzati in Italia ed in Europa. Il paradigma delle competenze è diventato ora un elemento centrale per le relazioni di scambio tra istituzioni pubbliche e organizzazioni private.

L’Unione Europea ha avuto un ruolo fondamentale negli ultimi quindici anni per costruire il nuovo paradigma, facendosi promotrice di strategie e strumenti a favore di un’applicazione del paradigma delle competenze nei diversi contesti di apprendimento. Da questo stimolo si è sviluppata la normativa che in Italia ha portato dapprima alla definizione del sistema di certificazione delle competenze (L.92/12) e successivamente (D.lgs 13/2013) al disegno del sistema nazionale che prevede delle specifiche sedi di lavoro istituzionali per la sua implementazione: Comitato tecnico nazionale, Organismo tecnico per il repertorio delle professioni, Gruppo tecnico competenze; infine l’Intesa sullo schema di decreto interministeriale del 2015 ha definito un quadro operativo per il riconoscimento a livello nazionale delle qualificazioni regionali e delle relative competenze.

Lo scorso 13 luglio se ne è parlato a Roma presso la Biblioteca Nazionale Centrale, illustrando le Linee Guida AIB per la formazione continua di seguito al seminario di David Lankes Participatory Librarianship and LIS education. Alla fine della presentazione del quadro europeo ed italiano sul paradigma delle competenze, Lankes è intervenuto brevemente ed il testo trascritto e tradotto è accessibile in linea David Lankes About competences.

Anche in US si è adottato il paradigma delle competenze. ALA ha adottato nel 2009 il registro delle competenze di base ALA Core competencies, in aggiunta all’accreditamento dei corsi universitari. OCLC ha realizzato WebJunction Competency Index aggiornato nel 2014 alle competenze dei bibliotecari del 21° secolo.

David Lankes ha avvertito:

  1. Il repertorio delle competenze nazionali deve essere ampio e non dovremmo cercare di avere un elenco dettagliato e onnicomprensivo.
  2. Le competenze dovrebbero misurare come la professione serve le comunità, e meno sul fare tutti i bibliotecari uguali. Le competenze dovrebbero concentrarsi sempre più sull’impatto all’interno di una comunità, e meno sui mezzi usati per avere un impatto che saranno costantemente in cambiamento.

La riflessione stimolata da Lankes è quanto mai opportuna: occorre saper cogliere le opportunità del paradigma delle competenze, evitando i rischi molto forti di burocratizzazione formale! Credo che sia molto importante avere chiare le priorità che il paradigma delle competenze si pone: che non sono quelle di dare dei “bollini” ai bibliotecari, non sono neanche quelle di riconoscere l’apprendimento pregresso, non sono infine quelle di sviluppare una nuova burocrazia di certificatori. Lo scopo del paradigma delle competenze è UNO: quello di migliorare continuamente il servizio agli utenti, usando degli strumenti che siano capaci di motivare e orientare i professionisti nella formazione continua. La visibilità delle competenze in un approccio corretto serve a garantire le comunità di utenti sulla qualità del servizio.

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