Archivio per la categoria Biblioteca digitale

L’evoluzione della biblioteca digitale: dall’accesso alle risorse elettroniche alla creazione e alla cura dei dati

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Lo scopo di questa presentazione oggi ad IDEM è quella di esaminare le prime risposte delle biblioteche digitali all’opportunità di coinvolgimento nel ciclo della ricerca, con servizi di supporto che possano facilitare la comunità accademica e il raggiungimento degli obiettivi istituzionali.

Una visione ristretta della biblioteca digitale la vede come un semplice repository di contenuti digitali, che vengono memorizzati alla fine del loro ciclo di vita. Questa visione ristretta della biblioteca digitale può costituire un ostacolo per la gestione dei dati di ricerca. I ricercatori hanno infatti bisogno di un servizio a tre livelli: un archivio digitale individuale, un archivio da condividere con una comunità scientifica conosciuta, un archivio digitale di dati pubblicati e aperti per il ri-uso. Le biblioteche digitali possono essere la soluzione giusta per questo bisogno, ma devono essere concepite con un approccio più ampio e viste come sistemi che abbracciano l’intero ciclo di vita della ricerca, per gestire diversi risultati della ricerca e consentire il loro ri-uso.

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Bibliotecario dei dati: un Panel come evento collaterale del Convegno delle Stelline

La biblioteca accademica deve essere considerata dal punto di vista dei suoi utenti e sempre di più degli “stakeholder”, come i rettori o più in generale gli amministratori delle università: di fronte alla crescita dell’importanza della pubblicazione e del ri-uso dei dati di ricerca, i bibliotecari hanno l’opportunità di contribuire alla missione dell’istituzione con servizi di supporto alla gestione dei dati ed avviare nuove partnership collaborare con i ricercatori.

Anche biblioteche di ricerca che hanno avviato esperienze di digitalizzazione negli anni ed hanno una quantità di dati da gestire devono poersi sempre di più la domanda per la sosteniblità e la manutenzione della qualità del loro “capitale digitale”.Il Seminario tematizza da un lato la complessa sfida della  “data curation” e d’altro lato mette a fuoco  la necessità di un “bibliotecario dei dati” oppure “data manager”  e le sue competenze allo scopo di costruire un curriculum adeguato per la sua formazione e aggiornamento.

Keynotes

Buone pratiche

Maria Laura Vignocchi

Danilo Deana
Fabio Cusimano

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IFLA Global Vision Project: Barcelona Kick-Off Workshop

Dopo il President’s Meeting, c’è stato a Barcellona lo scorso marzo il Kick-off Workshop con due giorni di attività e discussioni sul Progetto Global Vision di IFLA a partire dal Global Vision Report Summary. Il rapporto completo sarà distribuito al Congresso mondiale delle biblioteche e dell’informazione (WLIC) dell’IFLA a Kuala Lumpur, in Malesia, nell’agosto 2018. Schermata 2018-04-13 alle 00.08.59

Il progetto Global Vision è iniziato nell’aprile 2017 con un incontro ad Atene. Alle Sezioni dell’IFLA è stato successivamente chiesto di discutere sui valori fondamentali delle biblioteche, in cosa sono eccezionalmente brave, cosa dovrebbero fare di più e cosa di meno e delle principali sfide attuali per le istituzioni e la professione.

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“Leading the way: Libraries as Motors of Change” IFLA President Meeting in Barcelona

40896223892_f799c7e063_qOn 19 March 2018 in Barcelona I have participated to the IFLA President’s Meeting under the theme: “Leading the way: Libraries as Motors of Change”.

President Gloria Perez affirms: “Libraries do not need to be the victims of change. They do not have to sprint to keep up with change. They can drive change”.

IFLA is on the journey, ready to move, changing internally to deliver our mission, libraries are motors of change, pillars of digital development, supporting free speech and access to information.

The Secretary General Gerald Leitner has stressed that the main finding of the Global Vision Project is unity: Librarians around the world share common values and are united in their goals. There was input from more than 31,000 participants from 213 countries. The “Global Vision Report Summary” presents 10 highlights paired with 10 opportunities. Following the President’s Meeting there were 2 days of workshop activities   for the follow up of the Project.

After the introduction, the meeting has been organized in 4 sessions with the participation of external experts who have brought a critical contribution to the discussion on the transformation of libraries. The sessions are:
Foresight Session: Looking to the Future
Session I: Building Support in a Time of Austerity
Session II: Building Bridges to Deliver New Services
Session III: New Models for the Networked Age

The presentations of the President and the Secretary General are recorded at this URL:

https://www.youtube.com/watch?v=VlN7HR4WrKk&feature=youtu.be

The slides from the speakers presentations are available in the President’s Meeting website.

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Bibliotecario dei dati e Ricercatore bibliotecario: due aspetti dello stesso profilo

Il Bibliotecario dei dati è anche un Ricercatore Bibliotecario, cioè è capace di applicare  la metodologia di ricerca per risolvere problemi, per prendere decisioni ed anche per preparare un lavoro di tesi richiesto da un corso universitario.

Chi è interessato al profilo del Bibliotecario dei dati, quest’anno avrà due opportunità da non perdere durante il tradizionale Convegno delle Stelline , dove sono in programma il prossimo 16 marzo due Sessioni dedicate a questo tema: la prima sessione è organizzata dalla Sezione IFLA Library Theory and Research (Sala Montanelli) e la seconda sessione è organizzata dal Master Internazionale DILL (Digital Library Learning) (Sala Bramante).

La Sezione IFLA Library Theory and Research (LTR) si occupa del continuo sviluppo della biblioteconomia e della scienza dell’informazione attraverso la ricerca teorica e applicata in tutti gli aspetti della disciplina e ha un particolare interesse per la metodologia ed i metodi della ricerca nel settore. I maggiori esperti di metodologia della ricerca sono membri dello Standing Committee della Sezione. La Sezione LTR dell’IFLA ha iniziato nel 2010 il Programma Ricercatore-bibliotecario: il Programma consiste nel supporto  di un esperto (mentor) nei metodi di ricerca che aiuta bibliotecari o studenti che sono impegnati in un progetto di ricerca, per migliorare i servizi o fare una ricerca per scrivere la tesi. 

I bibliotecari vengono invitati a presentare la loro idea di ricerca e vengono selezionati alcuni bibliotecari tra quelli che hanno presentato le idee migliori, questi sono affidati ad un mentor che è un ricercatore esperto nella metodologia di ricerca che li guida per tutto il processo della ricerca fino all’analisi dei dati. Una bibliotecaria italiana Sara Chiessi (allora Consorzio Sistema Bibliotecario Nord-Ovest) è stata una delle prime vincitrici del Programma IFLA e ha presentato il suo progetto durante il WLIC 2012 a Helsinki “Assessing the Impact of Italian public libraries. A research study supported by the IFLA Researcher-Librarian Partnership

Per la prima volta, la Sezione LTR dell’IFLA ha organizzato l’evento in Italia e parteciperà alla Conferenza delle Stelline il prossimo 16 marzo per riprendere il Programma Ricercatore-bibliotecario, stimolando poster e presentazioni di progetti di ricerca. Il Programma prevede dopo i saluti di benvenuto di Rosa Maiello Presidente AIB, l’introduzione di Theo Bothma attuale Chair della Sezione LTR dell’IFLA seguito da due presentazioni di due esperti internazionali di metodologia della ricerca in biblioteconomia e Scienza dell’Informazione: Krystyna Matusiak (Segretaria IFLA Library Theory and Research Section) e Lynn Silipigni Connway (OCLC – Presidente di ASIS&T). In seguito Sara Chiessi (Unione Reno Galliera – Direttore Biblioteca Comunale San Giorgio di Piano) riferirà sull’impatto sul lavoro e sulla sua carriera di aver appreso ad applicare una corretta metodologia di ricerca. La discussione (in italiano ed inglese) verrà guidata tra gli esperti della sezione LTR ed i partecipanti italiani sulla base delle idee di ricerca che saranno presentate. 

Il Ricercatore Bibliotecario è sicuramente anche un Bibliotecario dei dati, a cominciare dal saper gestire i propri dati di ricerca ma anche nel saper offrire un servizio esperto di supporto ai ricercatori. La Sezione IFLA LTR ha completato un Progetto sul Data curator: who is s/he? ed ha presentato i risultati del Progetto durante un Satellite a Warsaw lo scorso agosto. La ricerca ha evidenziato le caratteristiche del profilo a livello mondiale concentrandosi sulla terminologia e sui diversi background  e diverse specializzazioni ed approcci.

Il tema della formazione del Bibliotecario dei dati è al centro del Panel del Master Internazionale DILL (Digital Library Learning) che è stato organizzato quest’anno insieme a IOSSG. IOSSG è un gruppo di lavoro transuniversitario, nato dalla collaborazione di professionisti con competenze trasversali, operanti nell’ambito delle aree: supporto alla ricerca, biblioteche digitali, Open Science, legale, ICT. I bibliotecari dei dati che vi partecipano sono provenienti da Open AIRE, Università di Milano, Università Ca’ Foscari Venezia, Politecnico di Milano, Università di Torino, Università di Bologna, Università di Trento, Università di Parma, Università di Padova, Università di Vienna. Il Master Internazionale DILL è un Master congiunto tra l’Università di Tallinn e l’Università di Parma che da più di dieci anni forma bibliotecari digitali in più di 50 diverse nazioni.

Il bibliotecario dei dati ha significati diversi in contesti diversi (come ad esempio le biblioteche nazionali o le biblioteche accademiche) ed anche il suo ruolo è interpretato diversamente da diversi portatori di interesse. Il titolo del Panel è: Una proposta (non?) sovversiva: le competenze per la cura dei dati. Lo scopo del Panel è quello di accordarsi sulle competenze del bibliotecario dei dati e del bibliotecario digitale. Il tradizionale background del bibliotecario è sufficiente? quali nuove competenze e approcci disciplinari sono necessari? In questo caso potremmo dire che il profilo è una specializzazione professionale Ma se invece fosse un profilo del tutto nuovo? anche questa linea “sovversiva” è da prendere sicuramente in considerazione.

Il Panel è strutturato in due fasi, una di discussione ed una di presentazioni di ricerche e casi di studio. Un questionario pre-seminario è stato aperto per capire le opinioni dei professionisti interessati sulle competenze necessarie del bibliotecario dei dati. In apertura sarà organizzata una discussione sul tema delle competenze del bibliotecario digitale e del bibliotecario dei dati.

Sono stati invitati due keynote per introdurre il tema della ricerca: Klaus Kempf (Bayerische Staatsbibliothek)  e Krystyna Matusiak (IFLA Università di Denver).

Le buone pratiche verranno illustrate dai colleghi italiani coinvolti nel Gruppo spontaneo IOSSG rappresentati da Marisol Occioni, da Danilo Deana Responsabile della Biblioteca digitale e dell’Archivio della Produzione Editoriale della Regione Lombardia per la Fondazione BEIC e da Fabio Cusimano della Biblioteca Ambrosiana. 

La Sezione LTR ha organizzato il giorno 17 marzo il suo Standing Committee presso la Biblioteca dell’Università Bocconi e i bibliotecari interessati ai temi della Sezione ed a sperimentare i lavori di una Sezione IFLA sono invitati a partecipare. Se siete impegnati in servizi della biblioteca a supporto alla ricerca di docenti o ricercatori universitari, oppure siete dei bibliotecari digitali che si occupano di preservazione digitale, o anche solo se dovete fare un’indagine della vostra utenza, allora queste due sessioni sono per voi!

 

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Il bibliotecario moderno: attualità di De Gregori nel definire il profilo professionale

IMG_5888.JPGLo scorso 2 ottobre ho partecipato ad un Seminario di intitolazione a Luigi De Gregori della Biblioteca del MIUR. Questo evento a cui sono stata invitata come relatore, mi ha permesso di approfondire per una maggiore conoscenza la figura professionale di questo bibliotecario che rappresenta un modello importante per la comunità professionale italiana ed internazionale.

Dopo il difficile periodo della seconda guerra mondiale, De Gregori, aprendo la Rivista delle biblioteche (1947) ci lascia il suo ultimo articolo che descrive il profilo del bibliotecario moderno: possiamo considerarlo il suo testamento spirituale perché morirà dopo pochi mesi. Chi è il bibliotecario moderno per De Gregori?

Bibliotecario moderno

De Gregori ci dice prima di tutto cosa non è il bibliotecario moderno. Non è il bibliotecario erudito, che ha creato e gestito le biblioteche italiane durante tutto il settecento e l’ottocento. De Gregori cita Magliabechi che riusciva a leggere tutti i libri nella sua collezione; Antonio Panizzi che ha rinnovato la Biblioteca del British Museum e creato le prime regole catalografiche. Questi bibliotecari eruditi (scholarly librarian) avevano una cultura personale che conteneva molte conoscenze, anche minute, ed hanno avuto il merito di rendere accessibili le biblioteche al pubblico più vasto possibile. Le biblioteche italiane sono state per secoli le migliori del mondo, meta di viaggi spesso da tutta Europa per consultare le loro collezioni rare, tutto grazie al lavoro di questi primi bibliotecari. Il modello tuttavia del bibliotecario erudito non può essere quello del bibliotecario moderno. Lo dice quasi con dispiacere De Gregori, citando le parole di ammirazione di Putnam il Direttore della Library of Congress per il bibliotecario della vecchia scuola: “che si entusiasmava di più per l’interno di un libro che per l’esteriore compiacimento di un lettore”!

Il bibliotecario moderno è centrato sul lettore: i libri – dice De Gregori – sono solo gli strumenti di un complesso lavoro di organizzazione a servizio degli altri. Il bibliotecario moderno quindi deve continuare il lavoro dei predecessori bibliotecari eruditi, per conservare e accrescere il patrimonio della biblioteca, ma l’approccio è diverso, centrato sul servizio. Lo spirito di servizio è quindi quello che contraddistingue il bibliotecario moderno.

La centralità del servizio sembra un principio molto semplice, davvero basato sul senso comune, tuttavia De Gregori evidenzia tutte le difficoltà di realizzare questa ottica di servizio, a cominciare dalle competenze e capacità richieste al bibliotecario.

Prima di tutto il bibliotecario moderno è parte attiva della comunità professionale nazionale ed internazionale. De Gregori è stato coinvolto nella prima fase di costruzione di IFLA come è stato ricordato in questo Seminario ed aveva sviluppato una ricca rete di contatti professionali in Europa ed America, con cui teneva scambi continui di comunicazione. Questo contesto internazionale della professione è necessario per offrire un servizio di qualità: amplia lo spazio di comprensione di valori professionali e condivide le buone pratiche, contribuendo anche ogni giorno a costruire collettivamente la disciplina biblioteconomica.

Il bibliotecario moderno non è un erudito abbiamo detto, tuttavia è uno studioso, che sa applicare un metodo scientifico rigoroso di ricerca e di studio. Molti giovani arrivano in biblioteca, dice De Gregori, come ripiego, perché per motivi vari non sono riusciti a fare il ricercatore come professione. Succede che spesso, appena possibile, questi giovani cercano di lasciare la biblioteca per seguire le loro aspirazioni. De Gregori stimola ad applicare le metodologie della ricerca alle discipline che formano il bagaglio culturale del bibliotecario: bibliologia, bibliografia e biblioteconomia: il bibliotecario moderno non deve rinunciare alla ricerca, ma mettere a frutto le capacità accademiche per migliorare il servizio della biblioteca. De Gregori conosce le difficoltà di combinare ricerca e gestione delle biblioteche, di riuscire a trovare il modo di combinare interessi di ricerca con il lavoro di bibliotecario.

Il bibliotecario moderno è soprattutto un leader, o come oggi diciamo un “agente attivo” del cambiamento.

Di fronte alle tante difficoltà che trova per realizzare con successo la sua missione, deve saper organizzare con “creatività” le poche risorse materiali e umane di cui dispone. De Gregori elenca una serie di problematiche di cui molti direttori di biblioteche si lamentano, anche ai nostri giorni. Le dotazioni delle biblioteche sono esigue, costringendo il bibliotecario a fare miracoli per assicurare il servizio. Anche gli spazi sono inadeguati, ponendo vincoli all’accrescimento delle collezioni. Il personale poi è insufficiente, oltre a non essere preparato come dovrebbe.

Oltre a queste problematiche, ci sono alcuni vincoli che  caratterizzano solo le biblioteche italiane. De Gregori evidenzia il problema di: “introdurre il nuovo nel vecchio: questo è il problema dell’Italia. Il problema dell’innovazione delle procedure e dei servizi è soprattutto legato alle capacità di leadership del bibliotecario moderno, che non si limita ad amministrare le istituzioni ma deve saper adeguare alle mutate esigenze del contesto istituzionale e sociale il servizio da rendere disponibile, anche utilizzando tecniche e metodi innovativi.

Il nuovo bibliotecario, quando De Gregori scrive il suo articolo subito dopo la seconda Guerra Mondiale, è ancora soprattutto impiegato nelle biblioteche storiche, in quel periodo non esistevano in Italia le biblioteche pubbliche (le biblioteche popolari non potevano essere considerate tali). Le biblioteche storiche sono ricche di fondi soprattutto con una specializzazione umanistica ed il ricco patrimonio che è stato ereditato va accresciuto e conservato, cercando un corretto equilibrio con l’esigenza di servizio. Le biblioteche non fanno come i musei che mettono gli oggetti rari in bacheca! La biblioteca dà in lettura e presta i libri a livello locale, nazionale, internazionale: i rischi di perdita o danno sono tanti. Il bibliotecario si deve prendere delle responsabilità e correre rischi, quando concede il libro in lettura o in prestito, addirittura nazionale ed internazionale. Per eventi catastrofici, questa competenza è particolarmente importante: nel periodo davvero difficile dell’occupazione tedesca e degli sbarchi degli alleati, De Gregori è stato attivamente impegnato nella protezione del patrimonio storico delle biblioteche italiane, cercando dei rifugi dove potessero essere conservati.

In apparente contrasto con tutti questi requisiti, il bibliotecario moderno, come caratteristica personale, deve essere modesto. Il bibliotecario moderno deve concentrarsi sui problemi del suo pubblico, immedesimarsi con i lettore con modestia. De Gregori avverte i giovani che si vogliono avvicinare alla professione di questa necessità di approccio al servizio, che può non piacere. Questo atteggiamento di modestia contrasta con il suo sapere, che gli deriva oltre che dagli studi anche dalla permanenza in un luogo che stimola l’apprendimento come la biblioteca.

Questa modestia “consapevole” come la chiama De Gregori si incontra o meglio si scontra con un altro problema della professione: la mancanza di comprensione della professione bibliotecaria che la società dimostra di avere, incluso sia non esperti che studiosi!

Il modello di bibliotecario moderno in conclusione è lo stesso Luigi De Gregori, tutte le caratteristiche che descrive nell’articolo citato sopra, che davvero può dirsi autobiografico, sono le competenze che De Gregori ha dimostrato durante la sua carriera professionale.

Dove aveva appreso De Gregori queste sue competenze? Come dice nell’articolo “Il bibliotecario” la sua scuola è stata la biblioteca stessa combinata con il buon senso.

Formazione e aggiornamento professionale

Una differenza tra il bibliotecario vecchio ed il nuovo è la necessità di formazione specialistica. Le biblioteche sono organismi complessi e oggi il bibliotecario moderno ha la necessità di seguire standard e procedure professionali condivise per rendere il servizio sempre migliore ed efficiente.

De Gregori cita la situazione internazionale per la formazione che conosce bene e prova a fare un confronto con l’Italia. Evidenzia che ogni nazione ha in quel periodo la sua scuola di biblioteconomia, a volte autonoma, a volta convergente con altre Facoltà e Istituti. Di fronte a questa varietà di modelli di formazione,  l’esigenza che si ha in Italia è quella di formare soprattutto un bibliotecario tradizionale, che sappia gestire e guidare le biblioteche statali antiche.

Un’esigenza che descrive con chiarezza è quella di prevedere diversi livelli di qualifiche,  il livello di base e il livello dirigenziale di gestione. In modo veloce identifica anche la necessità di due diversi curriculum: quello che chiama dei progressisti e quello dei conservatori. Anche se la centralità delle biblioteche storiche limita nel suo periodo la scelta al bibliotecario del vecchio tipo, non per questo ci si deve limitare a formare solo i conservatori.

Le necessità della formazione in Italia sono quindi brevemente descritte, come impegno per il futuro più che come disegno del presente. Infatti l’offerta formativa al tempo in cui De Gregori scriveva il suo articolo era limitata. De Gregori evidenzia anche alcune problematiche: docenti senza competenze adeguate e la tentazione di applicare acriticamente modelli stranieri, come quello di bibliotecario educatore e consigliere, quando ancora non esistevano in Italia biblioteche pubbliche dove i professionisti potessero andare a lavorare.

Trasformazione delle biblioteche

“Assai fosco il futuro…” De Gregori conclude il suo articolo con un moderato pessimismo!

Alcuni problemi delle biblioteche evidenziati da De Gregori sono sempre attuali: l’inadeguatezza dei fondi, la mancanza di spazio per l’accrescimento della collezione, la mancanza di personale preparato e una formazione professionale sufficiente. Tuttavia la crescita delle biblioteche italiane dal 1947 ad oggi è stata lenta eppure c’è stata!

I migliori risultati sono venuti dalla cooperazione bibliotecaria per il Catalogo Unico e SBN ha riunito in un’ottica di servizio tutte le biblioteche italiane, incluse le pubbliche, universitarie e scolastiche: la cooperazione bibliotecaria insieme all’automazione hanno raggiunto un risultato davvero importante. La nascita del Ministro dei Beni Culturali e delle Regioni nel 1975 ha differenziato inoltre le competenze delle biblioteche, creando le biblioteche per tutti distinte dalle biblioteche speciali. Ma la trasformazione maggiore è in atto in questi anni recenti, dove diversi fattori spingono al cambiamento di modelli tradizionali di servizio, soprattutto le tecnologie ICT.

Ci sono oggi nel mondo concetti diversi delle biblioteche, non solo continuano le biblioteche tradizionali organizzate per l’accesso alle collezioni, ma anche sorgono diverse biblioteche innovative che, ad esempio, si offrono come spazi per la creatività e l’apprendimento. IFLA si è fatta carico da anni di un ruolo guida per il cambiamento delle biblioteche ed ha realizzato una prima indagine delle esigenze della società (Trends Report), oltre ad essersi adoperata in un’attività di Advocacy con politici e amministratori per inserire l’accesso all’informazione negli obiettivi delle Nazioni Unite. Nell’ultimo anno, IFLA con il progetto Global Vision ha stimolato la partecipazione di tutti per riflettere e concordare una visione unitaria delle biblioteche.

La biblioteca è ora dovunque: non si confonde più con il luogo fisico che contiene la collezione, ma la sua piattaforma può essere accessibile da qualunque dispositivo. Oggi io posso interrogare il catalogo dal mio cellulare ed anche ricevere informazioni e servizi a distanza dallo stesso dispositivo. Le biblioteche ancora non sono molto attrezzate ad offrire servizi a distanza, ma ci sono buoni esempi di biblioteche innovative.

Nella biblioteca tradizionale c’è una riorganizzazione dello spazio, usato soprattutto come luogo di incontro, ad esempio per la lettura sociale, o per lavoro collaborativo della comunità locale.

La lettura ed il prestito, i due servizi tradizionali delle biblioteche, si sono anch’essi trasformati: la lettura è diventata sociale, spesso ad alta voce, o anche attraverso piattaforme che offrono Club di lettura, non importa che il libro sia su carta o digitale, i due supporti convivono e si integrano a vicenda; il prestito digitale ha dei vincoli che complicano i servizi della biblioteca ponendo nuove problematiche al bibliotecario moderno.

Più che mai servono capacità di innovazione e di leadership: di fronte a questi cambiamenti, i bibliotecari moderni hanno risposto usando una cooperazione allargata ad altri attori e soprattutto nuove partnership con le comunità di utenti. Tra le soluzioni più innovative va considerato anche il ricorso alla filantropia, cercando di attirare finanziamenti privati e non solo pubblici per trovare risorse adeguate per offrire i servizi.

Soprattutto le biblioteche innovative fanno ora di più: si sono assunte un’altra responsabilità oltre quelle tradizionali ed hanno ora il compito di fornire agli utenti le capacità di usare in modo appropriato le tecnologie disponibili per recuperare, valutare, usare e creare nuova informazione. I servizi chiamati di “alfabetizzazione” non si limitano ai testi ma includono un ruolo di supporto alle diverse competenze necessarie oggi per gli individui.

Conclusione

La biblioteca è oggi di supporto ad una società soggetta a numerosi cambiamenti, dove l’individuo deve continuamente e velocemente apprendere lungo tutta la vita. Le biblioteche più attente alle esigenze delle comunità si offrono come supporto all’apprendimento, inteso anche come apprendimento collaborativo, spazio di creatività e condivisione. Le biblioteche sono inoltre integrate insieme ad altri attori pubblici e privati nell’ecosistema digitale.

In conclusione, le competenze indicate da De Gregori nel descrivere il profilo professionale del bibliotecario sono sempre più attuali: occorre modestia e spirito di servizio, avere le caratteristiche e la visione di un leader,  saper fare ricerca e far parte di una comunità internazionale.

Non potrà bastare però al bibliotecario moderno un semplice “senso comune” per saper prendere decisioni nel periodo complesso in cui ci troviamo. Formazione ed aggiornamento continuo dovranno essere considerati requisiti essenziali del professionista ed adeguare la formazione ai bisogni locali è uno degli obiettivi attuali di IFLA.

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Il futuro che vogliamo: tre giorni di brainstorming in Atene (Prima parte)

Insieme a Leda Bultrini, Massimo GentiliIMG_4893 Tedeschi e Corrado Di Tillio ho partecipato all’inizio della conversazione voluta da IFLA per coinvolgere tutta la comunità professionale su una comune visione del futuro che vogliamo. Il 3 aprile abbiamo partecipato all’incontro della Presidente IFLA e il 4 e 5 aprile abbiamo partecipato all’inizio della conversazione nel contesto dell’IFLA Global Vision Project.

Donna Scheeder, la Presidente IFLA, in apertura dell’incontro ha detto che dobbiamo creare il cambiamento che vogliamo vedere! La professione condivide un sistema di valori costante, anche se ci sono ora molte differenze, dovute alle tendenze della società. C’è bisogno di un impegno individuale ma è necessaria una risposta collettiva ed una visione comune, per avere successo tutti noi insieme e creare il cambiamento che vogliamo vedere.

L’obiettivo degli incontri e del progetto IFLA è che la comunità LIS deve raggiungere una visione comune. Mentre i valori condivisi dalle biblioteche sono costanti, il continuo cambiamento nella società crea grandi sfide per la professione. La conversazione si è concentrata su questa domanda principale: Quali sono le principali sfide per il mantenimento dei nostri valori?

Nel primo giorno, esperti e futurologi hanno dato suggerimenti su cosa le biblioteche  devono smettere di fare e ciò che dovrebbero invece fare.

Fillipos Tsimpoglou (Biblioteca Nazionale di Grecia Direttore Generale, in rappresentanza dei partner greci) ha detto che le biblioteche non sono più silos !!

Il professor Kostas Gavroglou (Ministro dell’Istruzione, Ricerca e degli Affari Religiosi della Grecia) ha detto che ci troviamo nel bel mezzo di un periodo storico in cui è cambiato il ruolo del libro. Non è solo una questione di tecnologia! La tecnologia ha avuto un impatto sulla trasformazione e la metamorfosi del modo in cui pensiamo, insegniamo e impariamo.

Nuovi ruoli sono stati suggeriti!

Lefteris Kretsos (Segretario Generale della Comunicazione e Media, Ministero delle politiche digitali) e Anriette Esterhuysen (Executive Director Association for Progressive Communications, Sud Africa), hanno condiviso l’opinione che le biblioteche in un mondo iperconnesso hanno un ruolo contro le notizie false “fake news”. Questo è un problema per la democrazia, le biblioteche dovrebbero lavorare per l’educazione ai media e per la classificazione dell’informazione.  Questo è il ruolo di dare le capacità al lettore (empowering) con l’educazione fornita dalla biblioteca. Un suggerimento venuto dal dibattito è che sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere il comportamento di ricerca degli utenti usando metodi di ricerca come quelli dell’etnografia e dell’antropologia.

Dave Snowden (Direttore del Centro Cynefin, Bangor University, Wales) ha presentato la comprensione del potenziale evolutivo del presente ed ha detto che i bibliotecari dovrebbero impegnarsi di più nel mettere insieme le persone, non solo facilitare l’utente a trovare le informazioni utili per loro.

Vassilis Harambidis (fondatore e direttore artistico di Bios esplorare la cultura urbana) ha sottolineato che l’educazione e la cultura ci aiutano a capire come, cosa e chi dei problemi della società, e sono l’arma più potente !!

Alla domanda: abbiamo bisogno di assumere bibliotecari? ha risposto di no, se impieghiamo qualcuno, non diamogli un ruolo specifico! Noi siamo in trasformazione: come i bibliotecari possono essere trasformati? le biblioteche possono diventare una risorsa editoriale, o un centro di pensiero, cambiando anche la terminologia della biblioteca, in un modo moderno di vivere, reinventare la missione, “le biblioteche dovrebbero essere più per le comunità che per le istituzioni come lo sono ora”.

Nick Ashton-Hart (Consulente / consigliere Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo / Associate Fellow di Ginevra Centro per la politica di sicurezza) ha proposto la seguente domanda: Internet può sostenere l’identità locale e lo sviluppo sociale? Ha sottolineato che locale e globale sono da considerare integrati. Nel contesto bibliotecario, le biblioteche hanno il contenuto locale che nessun altro ha. Se con la digitalizzazione viene utilizzato per dare accesso libero a chiunque ed ovunque, questo è ancora più importante che la migrazione, ad esempio dando un supporto all’integrazione dei migranti.

Karl Schroeder (NarrativeFutures.com, Canada) ha parlato della dematerializzazione e della delocalizzazione !! Biblioteche possono costituire il punto di transizione tra locale e universale. Quale delle tendenze del trend report avrà il maggiore impatto? la sua risposta è stata la digitalizzazione. L’intelligenza artificiale non può eliminare la necessità di biblioteche come collezioni. L’educazione dei futuri bibliotecari ha affermato dovrebbe includere: il pensiero critico, problemi mondiali come quello dei rifugiati, sfide come quella della localizzazione.

Betty Tsakarestou (Assistant Professor e capo della pubblicità e pubbliche relazioni Lab, Università Panteion – Dipartimento di Comunicazione media e cultura) ha parlato di “Città intelligenti e resilienti” nel nostro mondo interconnesso e del loro collegamento alle biblioteche. Nuovi modi di vivere coesistono, e la comunicazione è rinnovata dai dispositivi  “mobile”. Anche l’apprendimento approfondito (non superficiale) è ora centrato sulla mobilità: le città intelligenti e resilienti devono comunicare con il cellulare, anche facilitando l’apprendimento digitale e profondo. Le biblioteche stanno imparando a far convivere spazi sia fisici che virtuali, ora devono sperimentare e attuare azioni innovative, provare ad aumentare i confini della nostra realtà.

Ivan Owen (Makerspace Lab Manager presso l’Università di Washington) ha presentato una relazione sul’impatto della digitalizzazione delle collezioni fisiche,  parlando di stampanti 3D.  Ha sottolineato l’importanza della “materializzazione” della conoscenza, in contrasto con il fenomeno della digitalizzazione. La co-creazione è la sfida, la creatività e l’innovazione nelle biblioteche per facilitare soluzioni, iniziare a far parte del gioco, collaborando in team con competenze culturali diverse e partendo da nuove partnership con le organizzazioni.

Tutte queste presentazioni di esperti in gran parte esterni alle biblioteche, che conoscono solo come utilizzatori, hanno preparato la discussione interna alla comunità professionale di IFLA dei giorni successivi.

(Segue)

 

 

 

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Biblioteche e didattica: FOLIO EDUCA ad Obidos

Come possono la letteratura e la lettura essere di supporto all’apprendimento?

Il Seminario internazionale Folio Educa, che si è tenuto il 1-2 ottobre scorso a Óbidos (Portogallo), si è concentrato sul ruolo delle biblioteche scolastiche a supporto della riforma portoghese dell’insegnamento nelle scuole. Le biblioteche scolastiche hanno fatto molti progressi, descritti da due osservatori esterni: Diane Oberg (IFLA IASL) e Maria Emília Brederode (Conselho Nacional de Educação). Nel 1996 è stato avviato lo School Library Network Program, nel 2007 è stato adottato l’Evaluation model, nel 2009 è stata prevista dalla legislazione la figura del docente bibliotecario. Cosa è cambiato? Gli spazi confortevoli dove non si sta in silenzio ma si collabora, gli scaffali aperti, la digitalizzazione, l’organizzazione della collezione finalizzata ai bisogni dell’utente! Cosa deve ancora cambiare? finalizzare il servizio alla lettura, all’alfabetizzazione ed all’apprendimento permanente, trasformare la vita dei cittadini con l’accesso molto più democratico a risorse e servizi. Le biblioteche scolastiche raggiungono anche le famiglie degli studenti.

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Maria Jose Vittorino (organizzatrice di Folio Educa a sinistra) coi relatori della Sessione conclusiva

Per diventare ambienti che “favoriscono” l’apprendimento le biblioteche scolastiche devono risolvere alcuni elementi critici, come chiarire il loro ruolo, avere leadership e collaborare con enti esterni, basarsi sulla valutazione e l’evidenza, avere delle infrastrutture tecniche e personale formato.

 

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Libraries transform: buone pratiche a Parma (Ohio) Cuyahoga County Public Library (CCPL)

Libraries trasform“: la Presidente ALA Sari Feldman durante l’ultimo Convegno alle Stelline  aveva illustrato il programma con questo titolo lanciato da ALA ed aveva portato come esempio i servizi del sistema bibliotecario Cuyahoga County Public Library  (CCPL) in Ohio, che lei dirige e che comprende tre branches nella cittadina di Parma (Ohio). Ho avuto l’opportunità di visitare questo sistema bibliotecario – a Parma iFullSizeRendern Ohio  poco prima del Convegno IFLA – ed ho capito che “Libraries transform” non è uno slogan di marketing, come avevo frainteso, ma davvero le biblioteche di questo sistema bibliotecario sono al centro delle loro comunità che a riprova del valore percepito sono felici di finanziarle. I servizi che le biblioteche forniscono cercano di adeguarsi ai bisogni della comunità e comprendono servizi tradizionali di accesso ai documenti, insieme a servizi davvero innovativi.

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By the book 2016: terzo appuntamento del Convegno internazionale a Firenze (Villa Finaly)

Clul0PlXIAA8BJJ.jpg-largePer il terzo anno consecutivo, si è svolto a Villa Finaly (Firenze) il Convegno internazionale “By the book 2016“, organizzato dall’Università di Sorbona 13 con Oxford Brookes University e l’University of Ljubljana. Il titolo del Convegno “Building Audiences for the Book in an Age of Media Proliferation” individua il focus sulla trasformazione digitale del libro e l’impatto sociale ed individuale che questo comporta. Il cambiamento è evidente nell’industria editoriale, ma ancora non è ben compreso dalle istituzioni, organizzazioni e persone perché manca ricerca nel settore emergente di studi sull’editoria. Durante la Conferenza è stato deciso di avviare un’European Publishing Studies Association (EuroPub) proprio con lo scopo di promuovere e diffondere studi e ricerche sull’editoria in cui accademici e professionisti con diverso background possano collaborare per una migliore comprensione dei problemi che l’introduzione del digitale ha su autori/lettori e l’intera filiera editoriale.

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