Competenze: cosa sono, cosa non sono?

Mi sono trovata molto spesso negli ultimi mesi a discutere di competenze coi bibliotecari e di come cambia la formazione continua quando l’approccio diventa quello del continuo miglioramento delle competenze. Ho cercato di tenere nota dei dubbi e dei concetti controversi sulle competenze che sono stati stimolati dalle conversazioni avute in questi incontri e li elenco di seguito.

Perché occorre evidenziare e misurare le competenze?

 

Cosa sono le competenze? sono le capacità, le conoscenze e le particolari attitudini di un bibliotecario. Sicuramente i bibliotecari hanno competenze specifiche che possono essere di grande valore per la società, e come si dice nelle letteratura di management hanno un loro “capitale umano”. Allora perché non cercare di rendere queste competenze trasparenti, così che tutti possano sapere cosa aspettarsi da un professionista?  perché inoltre non rendere visibile e misurabile il progresso continuo che ciascuno bibliotecario fa, aggiornandosi, facendo esperienza, partecipando a corsi e convegni (apprendimento formale, non formale, informale)?

Bene, qualcuno dice, è arrivata l’ora dei bibliotecari, abbiamo il riconoscimento “per legge”. C’è chi aggiunge “cambiamo il nome di AIB in Associazione dei bibliotecari”! ATTENZIONE! il paradigma delle competenze non vuole costruire un Albo professionale dei bibliotecari e nemmeno ha lo scopo del riconoscimento professionale. Il paradigma delle competenze aiuta molto i bibliotecari nell’ottenere una nuova considerazione sociale, ma attraverso l’evidenza delle loro competenze professionali e, come conseguenza, attraverso il miglioramento dei servizi al pubblico.

Il legislatore europeo e nazionale con il paradigma delle competenze ha perseguito e persegue il  miglioramento della società. Il contesto attuale delle biblioteche è davvero problematico, per tutte quelle tendenze che sono state ben descritte da IFLA nel Trends report (discussione in Italia l‘ottobre scorso presso la Biblioteca delle Oblate). Non è tanto importante fare una fotografia di quello che i bibliotecari sanno ora, quanto riflettere su quello che occorre sapere e saper fare per mantenere un ruolo importante nell’accesso all’informazione. Le competenze del bibliotecario devono essere continuamente aggiornate per renderle adeguate ai bisogni che cambiano della società. Il capitale umano di ogni bibliotecario c’è sicuramente, ma è potenziale, per diventare valore per la società deve essere gestito, continuamente accresciuto, reso reale: questo il significato di  “valorizzare le competenze”.

Perché allora occorre evidenziare e misurare le competenze? Per stimolare i bibliotecari a migliorare continuamente, ad aggiornarsi sui bisogni che cambiano della società  e rendere sempre migliori servizi agli utenti. Lo sviluppo professionale continuo del bibliotecario non sarà evidenziato dalle attestazioni di competenza ma, se valutato correttamente,  dovrà essere evidenziabile nel miglioramento dei servizi delle biblioteche.

Quali sono le competenze del bibliotecario?

Due criteri regolano il paradigma delle competenze del bibliotecario: 1) la trasparenza, 2) il riconoscimento. Questi due criteri sono connessi al ruolo sociale delle competenze. Tutti gli attori coinvolti devono pensare e lavorare insieme: bibliotecari, docenti, datori di lavoro, associazioni professionali, governo, ecc. Come potrebbero lavorare insieme senza degli accordi? senza un contesto legislativo comune? il contesto legislativo ora c’è, gli accordi ancora no.

La trasparenza delle competenze si realizza con schemi di competenze condivisi, con repertori di profili professionali, con punti di credito come ECVET e ECTS. In Italia, abbiamo molti di questi schemi per i bibliotecari. Ognuno ha fatto il suo, con buona pace della collaborazione! ora si sta cercando di costruire il Repertorio nazionale mettendo insieme il lavoro fatto.

AIB è responsabile della stesura della “Norma UNI 11535:2014 Figura professionale del bibliotecario — Requisiti di conoscenza, abilità e competenza”. La Norma delinea un livello base, non ci si possono trovare certo le competenze del bibliotecario digitale.

David Lankes a Roma lo scorso luglio ha avvertito:

  1. Il repertorio delle competenze nazionali deve essere ampio e non dovremmo cercare di avere un elenco dettagliato e onnicomprensivo.
  2. Le competenze dovrebbero misurare come la professione serve le comunità, e meno sul fare tutti i bibliotecari uguali.
  3. Le competenze dovrebbero concentrarsi sempre più sull’impatto all’interno di una comunità, e meno sui mezzi usati per avere un impatto che saranno costantemente in cambiamento.

I rischi di liste di competenze troppo rigidi sono quelli di trascurare delle competenze che pure ci sono ma che non vengono ritenute importanti, quindi di ostacolare di fatto la valorizzazione delle competenze. Inoltre non bisogna pensare che una competenza o si ha o non si ha! viceversa ci sono diversi livelli di competenza. Si può essere esperti in una competenza e invece avere un livello minimo per un’altra competenza. Le competenze sono collegate a diverse qualifiche e diverse specializzazioni, ogni individuo è unico. Uno schema comune (anche internazionale, perché no?) può essere utile per identificare la proprie competenze, ma ciascuno dovrà collaborare con altri per avere la validazione ed il riconoscimento, a cominciare con il datore di lavoro, o, nel caso di un’Associazione che fornisce questo servizio, con il mentor, il facilitatore, il coach, ed altre figure di intermediari.

L’AIB quindi si è attivata subito per avere un ruolo per le competenze dei bibliotecari, appena uscita la L.4/13 che ne dava possibilità. Le Associazioni professionali sono infatti considerate importanti dal nuovo contesto legislativo, vengono ritenute dal governo esperte e capaci di fare una peer review delle competenze professionali. Tuttavia, questo ruolo non è semplice da capire e realizzare: c’è ancora molta strada da fare, confusione da chiarire, ruoli di intermediari da inventare. Un cammino lungo! la tentazione di scorciatoie è forte, come anche la tendenza a voler cercare ad ogni costo un riconoscimento “ope legge”, adottare un approccio più “sindacalista” e meno “professionale”. Così nasce ora una “Commissione di misurazione AIB” che misura le attività per attribuire crediti —non a competenze ma ad attività! per semplificare, scaldare una sedia ad un Convegno equivarrà ad una o più competenze validate. C’è anche chi pensa che AIB-COLAP potrà attestare il singolo professionista, chi crede che AIB decida criteri e metodi propri senza accordi con gli altri attori.

Le competenze sono come l’euro, senza trasparenza (cioè strumenti, metodi e criteri condivisi) non avranno nessun valore! All’esterno di AIB, ogni credito misurato per le attività fatte dalla Commissione di misurazione, sarà come carta straccia.

Interessati a saperne di più? Una sessione di discussione sulle competenze è aperta in Academia.edu

 

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