Le mie dimissioni dal CEN AIB

Al Presidente e ai membri del Comitato Esecutivo Nazionale

Associazione Italiana per le Biblioteche

ROMA

A distanza di un anno e mezzo dalla mia elezione nel CEN dell’AIB sono in grado di fare una valutazione non superficiale di questa esperienza, e di ciò che essa ha rappresentato per me, anche in relazione ad analoghe esperienze che ormai da molti anni ho maturato in campo internazionale.

Devo riconoscere che per molti aspetti è stata un’esperienza positiva, perché mi ha messo a contatto con problemi che finora mi erano sconosciuti, e mi ha fatto conoscere una realtà fatta di situazioni e di persone con cui mai avevo pensato di dovermi misurare. Ma non posso negare che per vari versi quella di quest’anno e mezzo è stata un’esperienza stressante e frustrante, nella quale ho dovuto impegnare molte energie senza raggiungere quei risultati che pensavo fossero alla portata di tutti.

Confesso che in molti casi, di fronte a proposte che mi sembravano improntate a buon senso oltre che conformi a standard universalmente accettati, mi sono ritrovata davanti ad un muro di incomprensione preconcetta da parte della Presidente e di gran parte del CEN, preoccupati più di difendere lo status quo che di dare impulso, valorizzare e modernizzare le professionalità dell’Associazione.

Faccio solo alcuni esempi che spero renderanno più chiaro quanto affermo:

  1. Competenze professionali: La responsabilità attribuita dalla L.4/13 alle associazioni professionali è quella di migliorare la formazione continua e di valorizzare le competenze professionali, non quella di misurare in qualche modo le attività che i bibliotecari fanno, o di diventare un “creditificio”. E’ stata decisa dalla Presidente la costituzione di un Gruppo misurazione per la formazione continua con lo scopo, palesemente dichiarato, di dare crediti non alle competenze dei soci, come previsto dalla legge (92/2012, 4/2013, DL. 13/2013) bensì alle attività svolte, stravolgendo così le Linee Guida della formazione continua predisposte dall’Osservatorio Formazione. Nonostante le molte ore di discussione in seno al CEN sul documento Linee Guida (e relative Tabelle), alla fine la Presidente ha voluto emanare una Direttiva che avrebbe dovuto essere partecipata e condivisa dai soci, ma che in realtà non lo è stata. Questo atteggiamento burocratico e autoritario ha creato un conflitto tra le strutture AIB: CEN e Osservatorio Formazione, stravolgendone i naturali rapporti istituzionali, visti non già come ripartizione di compiti all’interno del CEN, bensì come una “delega” personale della Presidente, ed in quanto tale soggetta a precise direttive da parte del delegante al supposto “delegato”.

  2. Budget: La gestione del Budget è di fatto nella disponibilità della Presidente, scavalcando del tutto le competenze del CEN: da ultimo anche il preventivo 2016 è stato inviato per conoscenza al CEN senza essere oggetto di adeguata discussione. Questo significa che la Presidente decide da sola le spese da effettuare, quasi sempre privilegiando spese non necessarie (rimborsi spese per viaggi, contributi vari, ecc.) rispetto ai compiti istituzionali dell’associazione, quale la formazione continua dei bibliotecari, che viene piuttosto considerata un’entrata. Per fare un solo esempio, la Presidente è stata la sola, a fronte di dieci bibliotecari coinvolti nelle Sezioni dell’IFLA, ad intervenire all’ultimo Convegno IFLA con rimborso pagato da AIB. Ma c’è di più: ed è la commistione, personale e finanziaria, tra l’AIB ed il Colap (un ente privato che non ha funzioni di Ente certificatore) che non è accettabile. Com’è noto, a maggioranza il CEN ha deciso recentemente di dare un contributo straordinario (poi modificato come quota parte di un debito pregresso che l’AIB avrebbe nei confronti di Colap) di 300 Euro a Colap, che a detta del Presidente trovavasi in situazione di difficoltà finanziaria. A mio avviso si tratta di una delibera palesemente illegittima: in primo luogo perché la Presidente, come tutti sanno, fa parte del direttivo di Colap, per cui sarebbe stato opportuno, per non trovarsi in conflitto di interessi, che non avesse neppure partecipato a questa delibera, da cui comunque avrebbe dovuto astenersi. In secondo luogo Colap non ha mai proposto con atti formali una richiesta in tal senso, da cui avrebbe potuto ricavarsi una sia pur minima motivazione circa le ragioni per cui si chiede ad AIB di contribuire ad una loro difficoltà finanziaria. In mancanza di una esplicita richiesta una delibera di spesa è formalmente irregolare, oltre ad essere del tutto non motivata nella sostanza. Infine, la motivazione addotta dalla Presidente circa la necessità da parte di Colap di licenziare una sua collaboratrice non può e non deve coinvolgere AIB, dal momento che presenta vari motivi di perplessità anche dal punto di vista del diritto del lavoro.

  3. Advocacy e rapporti coi politici: Più di una volta in tempi recenti la Presidente è intervenuta, con interventi orali o per iscritto, su questioni nelle quali una maggiore prudenza da parte di chi ricopre una carica istituzionale sarebbe stata auspicabile. Cito solo, tra i vari casi, quello della Biblioteca Estense di Modena, nella quale ha preso posizione, esponendosi così ad ampie critiche, anche di autorevoli soci AIB, circa l’opportunità, da parte di chi ricopre un incarico istituzionale, di intervenire in una delicata questione alla quale l’AIB era del tutto estranea. Interventi giustificati come punti di vista personali, ma che per l’incarico ricoperto appaiono riferiti all’intero mondo delle biblioteche italiane, e che, dal punto di vista dei contenuti evidenziano la mancanza assoluta di una visione del servizio e del ruolo sociale delle biblioteche e la vicinanza piuttosto al ruolo di movimenti e di sindacati, a cui spesso si fa riferimento.

  4. Trasparenza e comunicazione: Non è accettabile che il Convegno dell’Associazione sia deciso dal solo Presidente senza alcun coinvolgimento del CEN. Le Sezioni hanno fatto dei passi avanti nell’ottica di MAB (Musei, Archivi, biblioteche), che però non sono stati considerati dalla Presidente, la quale ha rispolverato un programma vecchio di 3 anni, senza considerare tutte le idee nel frattempo maturate. Nel rapporto con i soci c’è una evidente volontà di controllo, invece che di facilitare la comunicazione. Le strutture di AIB così diventano colli di bottiglia, perché l’unica comunicazione possibile è filtrata dalla Presidente. La gestione delle riunioni è alla stregua di assemblee, dove solo chi ha la voce più alta viene sentito; gli ordini del giorno, quando ci sono, non vengono osservati, per dare spazio alle comunicazioni della Presidente e ad altre voci di minore rilevanza, che lasciano le questioni sostanziali alla fine della riunione, quando tutti sono stremati e sul piede di andar via.

  5. Agenda del CEN: La Presidente si attribuisce il diritto esclusivo di formulare l’Ordine del giorno delle sedute del CEN, anzi non ammette neppure che si possa discutere un argomento che lei non abbia inserito in agenda. C’è in sostanza una gestione verticistica dell’Associazione, che va contro qualunque regola di gestione democratica di un organo collegiale.

  6. Verbali del CEN: I Verbali delle riunioni CEN vengono scritti a distanza di tempo, non vengono mai approvati nella seduta successiva, o comunque messi a disposizione dei suoi componenti. Ma soprattutto non sono mai approvati in via definitiva, anzi spesso vengono modificati continuamente, anche a distanza di tempo. Ciò comporta che i verbali non possano essere mai pubblicati e diffusi, contro l’art. 24 comma 3 dello Statuto, che attribuisce al Segretario generale il compito di redigere e firmare i verbali di tutte le riunioni degli organi sociali, nonché l’art. 3.5 del Codice di comportamento, che afferma che i verbali delle sedute sono pubblici e possono essere consultati, o richiesti in copia, da ogni socio.

Mi sembra perciò che per una persona che, come me, era venuta per dare un contributo effettivo alla valorizzazione della professione bibliotecaria, avvicinandola un po’ di più agli standard internazionali, non ci sia più spazio dentro un organismo come il CEN. Ci sono profonde differenze di idee e di comportamenti nei temi della formazione e della professione, ma anche su quelli della gestione degli organismi associativi, che non posso sopportare oltre.

Pertanto con la presente intendo rassegnare le mie dimissioni dal CEN ad effetto immediato.

Firenze, 17 novembre 2015

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