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Il bibliotecario moderno: attualità di De Gregori nel definire il profilo professionale

IMG_5888.JPGLo scorso 2 ottobre ho partecipato ad un Seminario di intitolazione a Luigi De Gregori della Biblioteca del MIUR. Questo evento a cui sono stata invitata come relatore, mi ha permesso di approfondire per una maggiore conoscenza la figura professionale di questo bibliotecario che rappresenta un modello importante per la comunità professionale italiana ed internazionale.

Dopo il difficile periodo della seconda guerra mondiale, De Gregori, aprendo la Rivista delle biblioteche (1947) ci lascia il suo ultimo articolo che descrive il profilo del bibliotecario moderno: possiamo considerarlo il suo testamento spirituale perché morirà dopo pochi mesi. Chi è il bibliotecario moderno per De Gregori?

Bibliotecario moderno

De Gregori ci dice prima di tutto cosa non è il bibliotecario moderno. Non è il bibliotecario erudito, che ha creato e gestito le biblioteche italiane durante tutto il settecento e l’ottocento. De Gregori cita Magliabechi che riusciva a leggere tutti i libri nella sua collezione; Antonio Panizzi che ha rinnovato la Biblioteca del British Museum e creato le prime regole catalografiche. Questi bibliotecari eruditi (scholarly librarian) avevano una cultura personale che conteneva molte conoscenze, anche minute, ed hanno avuto il merito di rendere accessibili le biblioteche al pubblico più vasto possibile. Le biblioteche italiane sono state per secoli le migliori del mondo, meta di viaggi spesso da tutta Europa per consultare le loro collezioni rare, tutto grazie al lavoro di questi primi bibliotecari. Il modello tuttavia del bibliotecario erudito non può essere quello del bibliotecario moderno. Lo dice quasi con dispiacere De Gregori, citando le parole di ammirazione di Putnam il Direttore della Library of Congress per il bibliotecario della vecchia scuola: “che si entusiasmava di più per l’interno di un libro che per l’esteriore compiacimento di un lettore”!

Il bibliotecario moderno è centrato sul lettore: i libri – dice De Gregori – sono solo gli strumenti di un complesso lavoro di organizzazione a servizio degli altri. Il bibliotecario moderno quindi deve continuare il lavoro dei predecessori bibliotecari eruditi, per conservare e accrescere il patrimonio della biblioteca, ma l’approccio è diverso, centrato sul servizio. Lo spirito di servizio è quindi quello che contraddistingue il bibliotecario moderno.

La centralità del servizio sembra un principio molto semplice, davvero basato sul senso comune, tuttavia De Gregori evidenzia tutte le difficoltà di realizzare questa ottica di servizio, a cominciare dalle competenze e capacità richieste al bibliotecario.

Prima di tutto il bibliotecario moderno è parte attiva della comunità professionale nazionale ed internazionale. De Gregori è stato coinvolto nella prima fase di costruzione di IFLA come è stato ricordato in questo Seminario ed aveva sviluppato una ricca rete di contatti professionali in Europa ed America, con cui teneva scambi continui di comunicazione. Questo contesto internazionale della professione è necessario per offrire un servizio di qualità: amplia lo spazio di comprensione di valori professionali e condivide le buone pratiche, contribuendo anche ogni giorno a costruire collettivamente la disciplina biblioteconomica.

Il bibliotecario moderno non è un erudito abbiamo detto, tuttavia è uno studioso, che sa applicare un metodo scientifico rigoroso di ricerca e di studio. Molti giovani arrivano in biblioteca, dice De Gregori, come ripiego, perché per motivi vari non sono riusciti a fare il ricercatore come professione. Succede che spesso, appena possibile, questi giovani cercano di lasciare la biblioteca per seguire le loro aspirazioni. De Gregori stimola ad applicare le metodologie della ricerca alle discipline che formano il bagaglio culturale del bibliotecario: bibliologia, bibliografia e biblioteconomia: il bibliotecario moderno non deve rinunciare alla ricerca, ma mettere a frutto le capacità accademiche per migliorare il servizio della biblioteca. De Gregori conosce le difficoltà di combinare ricerca e gestione delle biblioteche, di riuscire a trovare il modo di combinare interessi di ricerca con il lavoro di bibliotecario.

Il bibliotecario moderno è soprattutto un leader, o come oggi diciamo un “agente attivo” del cambiamento.

Di fronte alle tante difficoltà che trova per realizzare con successo la sua missione, deve saper organizzare con “creatività” le poche risorse materiali e umane di cui dispone. De Gregori elenca una serie di problematiche di cui molti direttori di biblioteche si lamentano, anche ai nostri giorni. Le dotazioni delle biblioteche sono esigue, costringendo il bibliotecario a fare miracoli per assicurare il servizio. Anche gli spazi sono inadeguati, ponendo vincoli all’accrescimento delle collezioni. Il personale poi è insufficiente, oltre a non essere preparato come dovrebbe.

Oltre a queste problematiche, ci sono alcuni vincoli che  caratterizzano solo le biblioteche italiane. De Gregori evidenzia il problema di: “introdurre il nuovo nel vecchio: questo è il problema dell’Italia. Il problema dell’innovazione delle procedure e dei servizi è soprattutto legato alle capacità di leadership del bibliotecario moderno, che non si limita ad amministrare le istituzioni ma deve saper adeguare alle mutate esigenze del contesto istituzionale e sociale il servizio da rendere disponibile, anche utilizzando tecniche e metodi innovativi.

Il nuovo bibliotecario, quando De Gregori scrive il suo articolo subito dopo la seconda Guerra Mondiale, è ancora soprattutto impiegato nelle biblioteche storiche, in quel periodo non esistevano in Italia le biblioteche pubbliche (le biblioteche popolari non potevano essere considerate tali). Le biblioteche storiche sono ricche di fondi soprattutto con una specializzazione umanistica ed il ricco patrimonio che è stato ereditato va accresciuto e conservato, cercando un corretto equilibrio con l’esigenza di servizio. Le biblioteche non fanno come i musei che mettono gli oggetti rari in bacheca! La biblioteca dà in lettura e presta i libri a livello locale, nazionale, internazionale: i rischi di perdita o danno sono tanti. Il bibliotecario si deve prendere delle responsabilità e correre rischi, quando concede il libro in lettura o in prestito, addirittura nazionale ed internazionale. Per eventi catastrofici, questa competenza è particolarmente importante: nel periodo davvero difficile dell’occupazione tedesca e degli sbarchi degli alleati, De Gregori è stato attivamente impegnato nella protezione del patrimonio storico delle biblioteche italiane, cercando dei rifugi dove potessero essere conservati.

In apparente contrasto con tutti questi requisiti, il bibliotecario moderno, come caratteristica personale, deve essere modesto. Il bibliotecario moderno deve concentrarsi sui problemi del suo pubblico, immedesimarsi con i lettore con modestia. De Gregori avverte i giovani che si vogliono avvicinare alla professione di questa necessità di approccio al servizio, che può non piacere. Questo atteggiamento di modestia contrasta con il suo sapere, che gli deriva oltre che dagli studi anche dalla permanenza in un luogo che stimola l’apprendimento come la biblioteca.

Questa modestia “consapevole” come la chiama De Gregori si incontra o meglio si scontra con un altro problema della professione: la mancanza di comprensione della professione bibliotecaria che la società dimostra di avere, incluso sia non esperti che studiosi!

Il modello di bibliotecario moderno in conclusione è lo stesso Luigi De Gregori, tutte le caratteristiche che descrive nell’articolo citato sopra, che davvero può dirsi autobiografico, sono le competenze che De Gregori ha dimostrato durante la sua carriera professionale.

Dove aveva appreso De Gregori queste sue competenze? Come dice nell’articolo “Il bibliotecario” la sua scuola è stata la biblioteca stessa combinata con il buon senso.

Formazione e aggiornamento professionale

Una differenza tra il bibliotecario vecchio ed il nuovo è la necessità di formazione specialistica. Le biblioteche sono organismi complessi e oggi il bibliotecario moderno ha la necessità di seguire standard e procedure professionali condivise per rendere il servizio sempre migliore ed efficiente.

De Gregori cita la situazione internazionale per la formazione che conosce bene e prova a fare un confronto con l’Italia. Evidenzia che ogni nazione ha in quel periodo la sua scuola di biblioteconomia, a volte autonoma, a volta convergente con altre Facoltà e Istituti. Di fronte a questa varietà di modelli di formazione,  l’esigenza che si ha in Italia è quella di formare soprattutto un bibliotecario tradizionale, che sappia gestire e guidare le biblioteche statali antiche.

Un’esigenza che descrive con chiarezza è quella di prevedere diversi livelli di qualifiche,  il livello di base e il livello dirigenziale di gestione. In modo veloce identifica anche la necessità di due diversi curriculum: quello che chiama dei progressisti e quello dei conservatori. Anche se la centralità delle biblioteche storiche limita nel suo periodo la scelta al bibliotecario del vecchio tipo, non per questo ci si deve limitare a formare solo i conservatori.

Le necessità della formazione in Italia sono quindi brevemente descritte, come impegno per il futuro più che come disegno del presente. Infatti l’offerta formativa al tempo in cui De Gregori scriveva il suo articolo era limitata. De Gregori evidenzia anche alcune problematiche: docenti senza competenze adeguate e la tentazione di applicare acriticamente modelli stranieri, come quello di bibliotecario educatore e consigliere, quando ancora non esistevano in Italia biblioteche pubbliche dove i professionisti potessero andare a lavorare.

Trasformazione delle biblioteche

“Assai fosco il futuro…” De Gregori conclude il suo articolo con un moderato pessimismo!

Alcuni problemi delle biblioteche evidenziati da De Gregori sono sempre attuali: l’inadeguatezza dei fondi, la mancanza di spazio per l’accrescimento della collezione, la mancanza di personale preparato e una formazione professionale sufficiente. Tuttavia la crescita delle biblioteche italiane dal 1947 ad oggi è stata lenta eppure c’è stata!

I migliori risultati sono venuti dalla cooperazione bibliotecaria per il Catalogo Unico e SBN ha riunito in un’ottica di servizio tutte le biblioteche italiane, incluse le pubbliche, universitarie e scolastiche: la cooperazione bibliotecaria insieme all’automazione hanno raggiunto un risultato davvero importante. La nascita del Ministro dei Beni Culturali e delle Regioni nel 1975 ha differenziato inoltre le competenze delle biblioteche, creando le biblioteche per tutti distinte dalle biblioteche speciali. Ma la trasformazione maggiore è in atto in questi anni recenti, dove diversi fattori spingono al cambiamento di modelli tradizionali di servizio, soprattutto le tecnologie ICT.

Ci sono oggi nel mondo concetti diversi delle biblioteche, non solo continuano le biblioteche tradizionali organizzate per l’accesso alle collezioni, ma anche sorgono diverse biblioteche innovative che, ad esempio, si offrono come spazi per la creatività e l’apprendimento. IFLA si è fatta carico da anni di un ruolo guida per il cambiamento delle biblioteche ed ha realizzato una prima indagine delle esigenze della società (Trends Report), oltre ad essersi adoperata in un’attività di Advocacy con politici e amministratori per inserire l’accesso all’informazione negli obiettivi delle Nazioni Unite. Nell’ultimo anno, IFLA con il progetto Global Vision ha stimolato la partecipazione di tutti per riflettere e concordare una visione unitaria delle biblioteche.

La biblioteca è ora dovunque: non si confonde più con il luogo fisico che contiene la collezione, ma la sua piattaforma può essere accessibile da qualunque dispositivo. Oggi io posso interrogare il catalogo dal mio cellulare ed anche ricevere informazioni e servizi a distanza dallo stesso dispositivo. Le biblioteche ancora non sono molto attrezzate ad offrire servizi a distanza, ma ci sono buoni esempi di biblioteche innovative.

Nella biblioteca tradizionale c’è una riorganizzazione dello spazio, usato soprattutto come luogo di incontro, ad esempio per la lettura sociale, o per lavoro collaborativo della comunità locale.

La lettura ed il prestito, i due servizi tradizionali delle biblioteche, si sono anch’essi trasformati: la lettura è diventata sociale, spesso ad alta voce, o anche attraverso piattaforme che offrono Club di lettura, non importa che il libro sia su carta o digitale, i due supporti convivono e si integrano a vicenda; il prestito digitale ha dei vincoli che complicano i servizi della biblioteca ponendo nuove problematiche al bibliotecario moderno.

Più che mai servono capacità di innovazione e di leadership: di fronte a questi cambiamenti, i bibliotecari moderni hanno risposto usando una cooperazione allargata ad altri attori e soprattutto nuove partnership con le comunità di utenti. Tra le soluzioni più innovative va considerato anche il ricorso alla filantropia, cercando di attirare finanziamenti privati e non solo pubblici per trovare risorse adeguate per offrire i servizi.

Soprattutto le biblioteche innovative fanno ora di più: si sono assunte un’altra responsabilità oltre quelle tradizionali ed hanno ora il compito di fornire agli utenti le capacità di usare in modo appropriato le tecnologie disponibili per recuperare, valutare, usare e creare nuova informazione. I servizi chiamati di “alfabetizzazione” non si limitano ai testi ma includono un ruolo di supporto alle diverse competenze necessarie oggi per gli individui.

Conclusione

La biblioteca è oggi di supporto ad una società soggetta a numerosi cambiamenti, dove l’individuo deve continuamente e velocemente apprendere lungo tutta la vita. Le biblioteche più attente alle esigenze delle comunità si offrono come supporto all’apprendimento, inteso anche come apprendimento collaborativo, spazio di creatività e condivisione. Le biblioteche sono inoltre integrate insieme ad altri attori pubblici e privati nell’ecosistema digitale.

In conclusione, le competenze indicate da De Gregori nel descrivere il profilo professionale del bibliotecario sono sempre più attuali: occorre modestia e spirito di servizio, avere le caratteristiche e la visione di un leader,  saper fare ricerca e far parte di una comunità internazionale.

Non potrà bastare però al bibliotecario moderno un semplice “senso comune” per saper prendere decisioni nel periodo complesso in cui ci troviamo. Formazione ed aggiornamento continuo dovranno essere considerati requisiti essenziali del professionista ed adeguare la formazione ai bisogni locali è uno degli obiettivi attuali di IFLA.

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Biblioteche nel 2022: riflessioni su IFLA Global Vision della Sezione Library Theory and Research (Parte seconda)

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La Commissione della Sezione Library Theory and Research è stata coinvolta come tutte le Sezioni e Gruppi IFLA nella discussione sul Global Vision Project. La conversazione (virtuale) della Commissione è stata strutturata seguendo le domande proposte  che toccano tre aspetti: le sfide (per la società, per le biblioteche, per la professione), la visione condivisa della biblioteca, le caratteristiche della trasformazione da costruire.

 

Il futuro delle biblioteche è incerto, una sola cosa è sicura: il futuro delle biblioteche non potrà essere isolato e distinto dal futuro della società. Cosi le sfide del contesto sociale sono il punto di partenza: c’è un principio implicito in questo ed è che la visione della biblioteca è una visione sociale. Una conseguenza importante di questo principio, su cui c’è stata molta discussione, è che il bibliotecario deve avere un atteggiamento pro-attivo, non è un ruolo apolitico e neutrale.

Le sfide della società che la Sezione Library Theory and Research ha considerato sono sia a livello macro, come la globalizzazione (ed i fenomeni connessi della migrazione, del terrorismo e dell’ineguaglianza), sia a livello micro, come quelle del settore dell’informazione con attenzione alla proprietà intellettuale, alla concentrazione dell’informazione in monopoli di fatto, all’emergere di nuovi attori in competizione con le biblioteche. L’economia mondiale è sempre più globale e connessa all’evoluzione tecnologica: Internet e i network permettono di produrre servizi in un luogo e fruirli dall’altra parte del mondo. Questa differenza nei canali di fruizione ha un grosso impatto  e mette in discussione il ruolo stesso delle biblioteche.

In modo paradossale, ci sono tuttavia delle tendenze che si presentano come opportunità   per le biblioteche che possono (anzi devono) cogliere: come la tendenza ad una maggiore trasparenza delle democrazie, una maggiore richiesta di formazione lungo tutta la vita, la formazione che diventa collaborativa “connettivismo”, capacità e nuove literacy necessarie per difendersi dal sovraccarico di informazione e saper valutare le notizie false.

Come e quando incorporare questi elementi sociali nell’organizzazione tradizionale delle biblioteche? Più di prima è necessaria una prospettiva di sistema: non la biblioteca come organizzazione gerarchica ed isolata, ma occorre cercare di ottenere sinergie ed integrazioni a partire dai diversi attori che compongono il sistema dell’informazione.

Occorre soprattutto un’interazione più di prima con gli utenti e le comunità. Questo spinge ad una personalizzazione dei servizi, saper applicare i metodi di ricerca per ottenere la conoscenza di come l’informazione viene usata, saper adattare i servizi ai bisogni su misura degli individui e delle comunità. Applicando le tecnologie, le biblioteche possono arrivare anche a quelli che non sono utenti abituali, adeguandosi alle tecnologie a cui questi sono abituati (ad esempio analizzando l’User Experience)

La biblioteca è più di prima al centro delle società democratiche ed ha un valore sociale che va comunicato a tutti gli attori. Occorre quindi convergenza coi poteri politici per facilitare una maggiore comprensione del valore delle biblioteche e del contributo che la biblioteca può dare alla società per aiutare ad affrontare le sfide di questo periodo.

Contemplando la visione delle biblioteche del 2022, è importante riflettere sulle lezioni apprese dalla ricca storia dell’innovazione delle biblioteche nella società. I valori della biblioteca che sono condivisi e sono indicati da IFLA sono: Learning, Transforming, Cooperation e  Inclusiveness.  Prendendo come punto di partenza la cornice concettuale che delinea il ruolo sociale delle biblioteche, la conversazione della Commissione ha proposto un possibile nuovo ruolo pro-attivo delle biblioteche (dei bibliotecari) per descrivere le attività da fare oggi ed in futuro.

Nuove attività, problemi vecchi

Il valore della biblioteca si basa sul principio passato e presente dell’accesso all’informazione per tutti, a difesa dei diritti umani (in particolare art. 19), sulla riflessione che a partire dal Convegno IFLA di Lione abbiamo riportato in tutte le Commissioni IFLA. Il digital divide è la nuova sfida con cui occorre ora confrontarsi, insieme all’inclusione sociale ed alla privacy, con un ruolo attento a equilibrare i servizi per le comunità svantaggiate. Le nuove attività esplorano il concetto del terzo spazio, dove il luogo fisico e lo spazio virtuale della biblioteca sono integrati e fanno sinergia.

Nuove attività, problemi nuovi

Il valore delle biblioteche si basa sul contributo poco esplorato che possono dare al filtro di qualità dell’informazione insieme a rendere capaci gli utenti a saper valutare e creare informazione (information and media literacy). Questo ruolo di educatore acquisirà più importanza di quella che ha ora.

Vecchie attività, vecchi problemi

Resta il compito delle biblioteche di comunicare il valore dei beni culturali e di assicurare la preservazione dei manufatti (su qualsiasi formato) per le generazioni future.

Vecchie attività, problemi nuovi

L’accesso all’informazione è diventato sempre più costoso. Le biblioteche devono appoggiare la realizzazione e crescita della scienza aperta, con un sostegno all’Open Access in tutte le sue forme. Anche cataloghi e bibliografie sono aperti: integrati nel Web semantico ed aperte ad integrazioni con altre istituzioni nel Web.

In conclusione: l’utenza delle biblioteche si estende oltre a quella abituale, il ruolo si estende ad un ruolo di agente del cambiamento e di educatore, la cooperazione si estende a nuove partnership. La produttività dei sistemi di biblioteche locali può essere notevolmente migliorata da squadre internazionali di biblioteche,  “attorno all’orologio del mondo” a livello globale. Non solo, i bibliotecari dovranno fare alleanze con tutti i professionisti dell’informazione.

Come potranno le biblioteche vincere queste sfide e realizzare le nuove attività? La riflessione è appena iniziata e dovrà essere integrata da casi di studio per  promuovere un’identità professionale dinamica che insieme ad un senso di tradizione sappia dare l’evidenza della sua rilevanza per la società- cosa che ci manca spesso a confronto con altre professioni come medici, avvocati e persino scienziati!

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