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Biblioteche nel 2022: riflessioni su IFLA Global Vision della Sezione Library Theory and Research (Parte seconda)

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La Commissione della Sezione Library Theory and Research è stata coinvolta come tutte le Sezioni e Gruppi IFLA nella discussione sul Global Vision Project. La conversazione (virtuale) della Commissione è stata strutturata seguendo le domande proposte  che toccano tre aspetti: le sfide (per la società, per le biblioteche, per la professione), la visione condivisa della biblioteca, le caratteristiche della trasformazione da costruire.

 

Il futuro delle biblioteche è incerto, una sola cosa è sicura: il futuro delle biblioteche non potrà essere isolato e distinto dal futuro della società. Cosi le sfide del contesto sociale sono il punto di partenza: c’è un principio implicito in questo ed è che la visione della biblioteca è una visione sociale. Una conseguenza importante di questo principio, su cui c’è stata molta discussione, è che il bibliotecario deve avere un atteggiamento pro-attivo, non è un ruolo apolitico e neutrale.

Le sfide della società che la Sezione Library Theory and Research ha considerato sono sia a livello macro, come la globalizzazione (ed i fenomeni connessi della migrazione, del terrorismo e dell’ineguaglianza), sia a livello micro, come quelle del settore dell’informazione con attenzione alla proprietà intellettuale, alla concentrazione dell’informazione in monopoli di fatto, all’emergere di nuovi attori in competizione con le biblioteche. L’economia mondiale è sempre più globale e connessa all’evoluzione tecnologica: Internet e i network permettono di produrre servizi in un luogo e fruirli dall’altra parte del mondo. Questa differenza nei canali di fruizione ha un grosso impatto  e mette in discussione il ruolo stesso delle biblioteche.

In modo paradossale, ci sono tuttavia delle tendenze che si presentano come opportunità   per le biblioteche che possono (anzi devono) cogliere: come la tendenza ad una maggiore trasparenza delle democrazie, una maggiore richiesta di formazione lungo tutta la vita, la formazione che diventa collaborativa “connettivismo”, capacità e nuove literacy necessarie per difendersi dal sovraccarico di informazione e saper valutare le notizie false.

Come e quando incorporare questi elementi sociali nell’organizzazione tradizionale delle biblioteche? Più di prima è necessaria una prospettiva di sistema: non la biblioteca come organizzazione gerarchica ed isolata, ma occorre cercare di ottenere sinergie ed integrazioni a partire dai diversi attori che compongono il sistema dell’informazione.

Occorre soprattutto un’interazione più di prima con gli utenti e le comunità. Questo spinge ad una personalizzazione dei servizi, saper applicare i metodi di ricerca per ottenere la conoscenza di come l’informazione viene usata, saper adattare i servizi ai bisogni su misura degli individui e delle comunità. Applicando le tecnologie, le biblioteche possono arrivare anche a quelli che non sono utenti abituali, adeguandosi alle tecnologie a cui questi sono abituati (ad esempio analizzando l’User Experience)

La biblioteca è più di prima al centro delle società democratiche ed ha un valore sociale che va comunicato a tutti gli attori. Occorre quindi convergenza coi poteri politici per facilitare una maggiore comprensione del valore delle biblioteche e del contributo che la biblioteca può dare alla società per aiutare ad affrontare le sfide di questo periodo.

Contemplando la visione delle biblioteche del 2022, è importante riflettere sulle lezioni apprese dalla ricca storia dell’innovazione delle biblioteche nella società. I valori della biblioteca che sono condivisi e sono indicati da IFLA sono: Learning, Transforming, Cooperation e  Inclusiveness.  Prendendo come punto di partenza la cornice concettuale che delinea il ruolo sociale delle biblioteche, la conversazione della Commissione ha proposto un possibile nuovo ruolo pro-attivo delle biblioteche (dei bibliotecari) per descrivere le attività da fare oggi ed in futuro.

Nuove attività, problemi vecchi

Il valore della biblioteca si basa sul principio passato e presente dell’accesso all’informazione per tutti, a difesa dei diritti umani (in particolare art. 19), sulla riflessione che a partire dal Convegno IFLA di Lione abbiamo riportato in tutte le Commissioni IFLA. Il digital divide è la nuova sfida con cui occorre ora confrontarsi, insieme all’inclusione sociale ed alla privacy, con un ruolo attento a equilibrare i servizi per le comunità svantaggiate. Le nuove attività esplorano il concetto del terzo spazio, dove il luogo fisico e lo spazio virtuale della biblioteca sono integrati e fanno sinergia.

Nuove attività, problemi nuovi

Il valore delle biblioteche si basa sul contributo poco esplorato che possono dare al filtro di qualità dell’informazione insieme a rendere capaci gli utenti a saper valutare e creare informazione (information and media literacy). Questo ruolo di educatore acquisirà più importanza di quella che ha ora.

Vecchie attività, vecchi problemi

Resta il compito delle biblioteche di comunicare il valore dei beni culturali e di assicurare la preservazione dei manufatti (su qualsiasi formato) per le generazioni future.

Vecchie attività, problemi nuovi

L’accesso all’informazione è diventato sempre più costoso. Le biblioteche devono appoggiare la realizzazione e crescita della scienza aperta, con un sostegno all’Open Access in tutte le sue forme. Anche cataloghi e bibliografie sono aperti: integrati nel Web semantico ed aperte ad integrazioni con altre istituzioni nel Web.

In conclusione: l’utenza delle biblioteche si estende oltre a quella abituale, il ruolo si estende ad un ruolo di agente del cambiamento e di educatore, la cooperazione si estende a nuove partnership. La produttività dei sistemi di biblioteche locali può essere notevolmente migliorata da squadre internazionali di biblioteche,  “attorno all’orologio del mondo” a livello globale. Non solo, i bibliotecari dovranno fare alleanze con tutti i professionisti dell’informazione.

Come potranno le biblioteche vincere queste sfide e realizzare le nuove attività? La riflessione è appena iniziata e dovrà essere integrata da casi di studio per  promuovere un’identità professionale dinamica che insieme ad un senso di tradizione sappia dare l’evidenza della sua rilevanza per la società- cosa che ci manca spesso a confronto con altre professioni come medici, avvocati e persino scienziati!

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