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Open Science nelle biblioteche pubbliche ed universitarie

Le politiche della Commissione Europea per l’Open Access hanno dichiarato apertamente di favorire l’accesso aperto ai dati ed ai risultati della ricerca finanziata con denaro pubblico, a partire dal 2007. Un elenco aggiornato delle decisioni e dei risultati di vari progetti è accessibile qui: http://ec.europa.eu/research/science-society/index.cfm?fuseaction=public.topic&id=1301&lang=1. L’accesso ai dati della ricerca è stato dichiarato recentemente un requisito essenziale per l’innovazione e la creatività in Europa: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-12-790_en.htm. La strategia europea definisce quindi  il ruolo strategico dell’Open Science, inteso come accesso aperto ai dati ed ai risultati della ricerca. La Commissione Europea ha inoltre finanziato vari progetti per analizzare i requisiti necessari per l’infrastruttura necessaria alla realizzazione dell’Open Access: http://ec.europa.eu/research/science-society/index.cfm?fuseaction=public.topic&id=1302&lang=1.

Se allora l’Open Science è strategico, cosa si fa per l’Open Access, a circa dieci anni dalla nascita del movimento?

Dall’indagine fatta da Science Metrix nel 2012 per la Commissione Europea sulla disponibilità delle pubblicazioni, dei dati e sulle politiche delle istituzioni di ricerca, risulta che circa il 40% dei risultati della ricerca sono disponibili in linea con accesso aperto: un risultato davvero incoraggiante: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-786_en.htm. Lo studio ha verificato che le politiche per la ricerca stimolano sia l’Open Access “gold”(periodici in modalità Open Access) che l’Open Access “green” (auto-pubblicazioni nei depositi istituzionali).  Per l’accesso aperto ai dati della ricerca, che è previsto in Horizon 2020, invece il ritardo è maggiore.

Gli studiosi dovranno rendere disponibili i loro lavori ed i dati di ricerca in un deposito istituzionale  aperto dopo un periodo di embargo limitato a 6 mesi e fino ad un massimo di 12 mesi per le discipline umanistiche. Quale può essere il ruolo delle biblioteche?

Nelle biblioteche universitarie, AIB CNUR e la Sezione Toscana hanno discusso il ruolo delle biblioteche nell’Unconference del settembre scorso in cui la discussione era partita dall’analisi del Documento CNUR Rilanciare le biblioteche universitarie. Le nuove funzioni dei bibliotecari universitari per l’Open Science sono state individuate nel supporto dato al ciclo editoriale, dalla creazione delle pubblicazioni fino alla loro valutazione, incluso il nuovo ruolo per la cura dei dati di ricerca.

Non è comune associare Open Science alle biblioteche pubbliche ma su questa possibile sinergia un gruppo di studenti dll’ENSSIB ha presentato un Workshop “Open Science in Public Libraries: Let (Digital) Humanities Come In!”  a Bobcatsss 2014! Cosa offrono le biblioteche pubbliche a sopporto dell’Open Science? accesso libero, supporto alla formazione continua, stimolo alla cittadinanza attiva. La diffusione dell’innovazione scientifica ai cittadini che hanno accesso a contenuti scientifici serve a  facilitare la disseminazione dell’informazione ed anche l’avvicinamento agli studiosi della popolazione.

In conclusione di questo post su Open Science, posso dire che occorre inquadrare l’Open Access nella cornice più ampia dell’Open Science. Inoltre non bisogna limitarsi a considerare l’Open Access come un modello di accesso o un modello economico: è il nuovo modo di creare conoscenza e di apprendere e la finalità dell’Open Access è quella di facilitare e velocizzare il processo di apprendimento.

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Piattaforme per l’Open Access: un incontro a Firenze il prossimo 25 marzo

In occasione della presentazione della piattaforma Open Edition, è stata organizzato a Firenze da AIB CNUR ed AIB Sezione Toscana un incontro ed una Tavola Rotonda per parlare di una strategia per l’Open Access nelle biblioteche, in particolare quelle universitarie (ma anche tutte quelle che adottano la filosofia dell’Open Access). L’evento AIB è promosso qui: http://www.aib.it/struttura/sezioni/2014/40901-piattaforme-per-lopen-access/
Sarebbe importante una partecipazione ampia soprattutto da parte dei bibliotecari universitari perché ci sono molte novità sull’Open Access in Italia.
Ad esempio chi sa che l’OA è legge? La L. 112/2013 pur se con critiche e regole che potevano essere migliori, è un primo importante successo. Chi sa che il MIUR ha organizzato un National Point of Reference (Raccomandazione della CE (17.7.2012)? chi sa della possibilità di post-review che è possibile con le piattaforme che aggregano e facilitano la visibilità delle pubblicazioni?
I bibliotecari italiani, e l’AIB prima di tutto, dovrebbero prendere posizione con più trasparenza e chiarezza a favore dell’Open Access. Questo è una grande opportunità per i bibliotecari. Grazie all’Open Access ed all’organizzazione che tutte le Università dovranno darsi da ora in poi, i bibliotecari potranno essere parte attiva del ciclo delle pubblicazioni scientifiche, dalla loro creazione alla loro valutazione. Perché continuare nel ruolo che tradizionalmente ci siamo ritagliati in questo ciclo? cioè quello di selezionare e garantire l’accesso alle pubblicazioni prodotte da autori esterni alla nostra istituzione? i nostri utenti sono creatori di pubblicazioni scientifiche, ma spesso in biblioteca queste non ci sono e neppure si trovano nei nostri cataloghi e bibliografie. A me questo sembra sbagliato. Nell biblioteche universitarie vorrei trovare tutte le pubblicazioni pubblicare dai docenti ed anche vorrei trovare delle bibliografie dettagliate di quello che i docenti dell’istituzione hanno prodotto. Non credete?
Open Access non è contro gli editori commerciali! se questo è stato un ostacolo in passato per una presa di posizione chiara da parte dei bibliotecari per timidezza e rispetto verso gli editori, ebbene questo ostacolo non c’è più. Sono proprio gli editori ed alcuni privati che stanno cominciando ad offrire piattaforme alle biblioteche per l’Open Access. Forse conviene cominciare a capire che dopo dieci anni le cose sono cambiate. Proprio a Parma, nel maggio 2009 l’Associazione Internazionale degli Editori (IPA) insieme ad IFLA hanno fatto un incontro in cui il tema dei possibili svantaggi e vantaggi dell’Open Access è stato dibattuto per venire alla conclusione, poi siglata a The Hague, che l’Open Access è un modello vantaggioso per tutti. A seguito di questo incontro IFLA ed IPA hanno siglato il testo che trovate qui: http://www.ifla.org/news/joint-iflaipa-statement-enhancing-the-debate-on-open-access.
 I bibliotecari devono anche capire che, per come funzionano i motori di ricerca in Internet e l’architettura dell’informazione nel Web, la ricerca ha bisogno di servizi di aggregatori e di piattaforme aperte, non è sufficiente il servizio dei depositi istituzionali. I Sistemi bibliotecari universitari che hanno realizzato i depositi, hanno fatto molto bene e devono continuare a mantenerli assicurando contenuti di qualità e metadati di qualità, insieme alla preservazione. Tuttavia per l’accesso più ampio dovranno servirsi di piattaforme di aggregatori, o costruire una piattaforma cooperativa come è stato fatto in alcune nazioni europee. I diversi modelli che ad esempio sono stati sviluppati in Europa sono descritti in un recente articolo di Tommaso Giordano, che trovate qui: http://eprints.rclis.org/21031/1/TGiordano2014FINALE.pdf
Un tema importante è quello organizzativo e giuridico: sono necessarie delle “policy” che accompagnino le infrastrutture per regolamentare l’accesso e l’uso più ampio delle pubblicazioni digitali: la tecnologia è strettamente legata ai temi giuridici e regolamentari. Questo è un compito in ui i bibliotecari dovrebbero collaborare strettamente con i docenti e gli amministratori delle Università, molto più di quello che è stato fatto fin ora. Quali iniziative ci sono state dopo la Dichiarazione di Messina? sono passati quasi dieci anni da quella Dichiarazione, forse sarebbe bene riflettere su cosa si è ottenuto e cosa resta da ottenere. Un altro Convegno, organizzato a Pisa, su Open Science 2020: http://eventi.isti.cnr.it/index.php/it/info.
Anche questo Convegno si pone l’obiettivo di concentrarsi sulle Policy e sul loro impatto sull’infrastruttura necessaria per l’Open Access ed il programma evidenzia bene il problema di realizzare la Scienza Aperta nelle sue 4 Dimensioni: politica, giuridica, tecnologica ed economica.
L’incontro AIB di Firenze sarà in Sala Comparetti in Piazza Brunelleschi, presso la Biblioteca Umanistica di Lettere ed avrà il seguente programma:

Programma

h. 10:00 Benvenuto
h. 10:30-11:30 Sessione 1: Open Edition: presentazione
h. 11:30-12:30 Sessione 2: Risultati del test effettuato sulla piattaforma da: Università Cattolica, Università degli Studi di Firenze, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Università degli Studi di Torino, Istituto Universitario Europeo.

Pausa pranzo e possibilità di comunicare coi responsabili di Open Edition

h. 14:00-16:00 Tavola rotonda: Roberto delle Donne (Coordinatore), Mauro Guerrini (Università di Firenze), Giovanni Mari (FUP), Michele Casalini (Torrossa), Costantino Thanos (ISTI CNR), J.C. Peyssard (Open Edition), Lorenzo Armando (Accademia University Press), Elena Giglia (Università di Torino)
h. 16:00-17:00 Discussione e Conclusioni a cura di AIB Toscana e AIB CNUR.

Una sintesi dell’incontro di Firenze e di Pisa sarà disponibile in questo Blog.

E’ bene che AIB diventi più attiva per le politiche Open Access, molto di più di come è stata in passato. E’ una grande opportunità da cogliere per migliorare il ruolo ed il servizio che i bibliotecari offrono alle loro istituzioni di appartenenza.

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