Archivio per la categoria Biblioteche pubbliche

Libraries transform: buone pratiche a Parma (Ohio) Cuyahoga County Public Library (CCPL)

Libraries trasform“: la Presidente ALA Sari Feldman durante l’ultimo Convegno alle Stelline  aveva illustrato il programma con questo titolo lanciato da ALA ed aveva portato come esempio i servizi del sistema bibliotecario Cuyahoga County Public Library  (CCPL) in Ohio, che lei dirige e che comprende tre branches nella cittadina di Parma (Ohio). Ho avuto l’opportunità di visitare questo sistema bibliotecario – a Parma iFullSizeRendern Ohio  poco prima del Convegno IFLA – ed ho capito che “Libraries transform” non è uno slogan di marketing, come avevo frainteso, ma davvero le biblioteche di questo sistema bibliotecario sono al centro delle loro comunità che a riprova del valore percepito sono felici di finanziarle. I servizi che le biblioteche forniscono cercano di adeguarsi ai bisogni della comunità e comprendono servizi tradizionali di accesso ai documenti, insieme a servizi davvero innovativi.

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“Atlante della Biblioteconomia Moderna” presentato ad Ancona da Lankes

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La Sezione AIB Marche ha organizzato il 23 giugno scorso la presentazione del libro di Lankes e l’autore  ha partecipato in collegamento Skype.

L’incontro ha previsto un’introduzione su cosa sia la biblioteconomia moderna, a cura mio, una presentazione del concetto di biblioteca partecipativa e del suo rapporto con il concetto di “biblioteca sociale” che viene preferito in Italia ed infine l’intervista a Lankes.

Nell’intervista David Lankes ha risposto alle domande dei bibliotecari delle Marche. I temi in discussione, anzi in conversazione, sono stati scelti dai bibliotecari, che di fronte al nuovo paradigma di Lankes  hanno dubbi ed anche timori a metterlo in pratica. Domande e sintesi delle risposte di seguito:

1. Qual è il valore dei bibliotecari e come può essere misurato? se il valore è facilitare l’apprendimento delle nostre comunità, come possiamo misurare il raggiungimento dei risultati che hanno avuto i membri e l’impatto che su questo hanno avuto i bibliotecari?

Quando diciamo che la missione dei bibliotecari è facilitare la creazione di conoscenza, restiamo generici. Ogni misura che usiamo oggi nelle biblioteche, prestiti, reference, collezione, etc. è correlata ad un obiettivo; se ora ci concentriamo su come le persone apprendono o creano conoscenza, ogni indicatore diventa più specifico e può essere misurato. Bisogna personalizzare le misure per ogni particolare comunità e non avere misure generiche per tutte le biblioteche. Occorre un completo rivolgimento di come valutiamo, con al centro gli outcomes e quando li abbiamo definiti possiamo anche misurare il valore dei bibliotecari.

2. Nel contesto italiano, l’autonomia dei bibliotecari è molto limitata da un’organizzazione gerarchica: come possiamo sentirci responsabili di migliorare la nostra società?

L’Atlante parla espressamente delle responsabilità ed il ruolo dei bibliotecari. La gerarchia non è cattiva se realizza il cambiamento, così se chi sta al top della gerarchia vuole realizzare il cambiamento, può cambiare velocemente l’organizzazione. Molto spesso tuttavia i bibliotecari si sentono inutili, temono gli ostacoli istituzionali, il carico di lavoro, tutti motivi per non fare nulla. Le biblioteche sono per le persone, fate alleanze coi membri, i legislatori, la comunità e chiedete di cosa abbiano bisogno. I bibliotecari devono diventare attivisti, agenti attivi nella loro biblioteca e nella loro comunità, diventare bibliotecari “disubbidienti”. Come si fa a sapere se si sta facendo il possibile? come farlo meglio? bisogna chiedere alla comunità, ascoltare i membri, coinvolgere i “patron”, chiedere alla gente che servizio vorrebbero avere.

3. In Italia, i bibliotecari hanno livelli di istruzione diversi e diverso contesto nel Nord e il Sud d’Italia: come possiamo condividere un modello di biblioteca comune?

Occorre ridefinire il concetto di biblioteconomia.Ci sono tante differenze tra le biblioteche in Africa, US e Scandinavia ad esempio. Se si valutano le biblioteche secondo le loro funzionalità, tutte le biblioteche sembrano uguali ed alcune sono più efficienti di altre e possiamo misurarle. Ad esempio tuttavia, una biblioteca giuridica deve essere diversa da altre biblioteche ed il baricentro è su come le persone usano i servizi della biblioteca. Il messaggio che voglio dare alle biblioteche è di non voler essere tutte uguali, ma di essere uguali alle loro comunità. Le biblioteche dovranno quindi essere tutte differenti, invece che uguali. Anche l’idea di avere diversi livelli di bibliotecari e qualificazioni, non è particolarmente utile in questo periodo, tuttavia la formazione deve guidare ad imparare dai membri e non ad istruire i membri sui bibliotecari e le biblioteche.

4. Come bibliotecari universitari, come possiamo facilitare la creazione di conoscenza? può essere il nostro ruolo in collisione con il  ruolo istituzionale dell’Università, che ha la stessa missione di creazione di conoscenza?

Se chiedete al capo di McDonald cosa fa, risponderà che fa hamburger; se chiedete al commesso di McDonald risponderà che fa hamburger; se chiedete al direttore risponderà lo stesso. Tutti quelli che lavorano a McDonald sono nella produzione di hamburger. Lo stesso nelle università, non solo i docenti, ma anche i bibliotecari e lo staff, con diversi ruoli sono tutti nel settore della conoscenza. Il supporto che i bibliotecari danno agli studenti ad esempio è un modo di facilitare la conoscenza.

5. Per realizzare la biblioteca partecipativa, cosa deve essere cambiato nella formazione LIS? quale argomento deve essere aggiunto al curriculum? cosa sostituito?

L’insegnamento della biblioteconomia nelle università è concentrato sulla gestione delle biblioteche, delle collezioni e delle risorse. Deve invece concentrarsi sulle comunità di membri ed il supporto che possiamo dare per l’inclusione sociale, la democrazia, la comunicazione scientifica. La competenza principale è come sappiamo comunicare con la società, come sappiamo analizzare le statistiche, capire i bisogni dei membri, valutare i risultati di lungo periodo. In breve ricordate che la biblioteconomia non è per le biblioteche ma per le persone che apprendono.

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Open Science nelle biblioteche pubbliche ed universitarie

Le politiche della Commissione Europea per l’Open Access hanno dichiarato apertamente di favorire l’accesso aperto ai dati ed ai risultati della ricerca finanziata con denaro pubblico, a partire dal 2007. Un elenco aggiornato delle decisioni e dei risultati di vari progetti è accessibile qui: http://ec.europa.eu/research/science-society/index.cfm?fuseaction=public.topic&id=1301&lang=1. L’accesso ai dati della ricerca è stato dichiarato recentemente un requisito essenziale per l’innovazione e la creatività in Europa: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-12-790_en.htm. La strategia europea definisce quindi  il ruolo strategico dell’Open Science, inteso come accesso aperto ai dati ed ai risultati della ricerca. La Commissione Europea ha inoltre finanziato vari progetti per analizzare i requisiti necessari per l’infrastruttura necessaria alla realizzazione dell’Open Access: http://ec.europa.eu/research/science-society/index.cfm?fuseaction=public.topic&id=1302&lang=1.

Se allora l’Open Science è strategico, cosa si fa per l’Open Access, a circa dieci anni dalla nascita del movimento?

Dall’indagine fatta da Science Metrix nel 2012 per la Commissione Europea sulla disponibilità delle pubblicazioni, dei dati e sulle politiche delle istituzioni di ricerca, risulta che circa il 40% dei risultati della ricerca sono disponibili in linea con accesso aperto: un risultato davvero incoraggiante: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-786_en.htm. Lo studio ha verificato che le politiche per la ricerca stimolano sia l’Open Access “gold”(periodici in modalità Open Access) che l’Open Access “green” (auto-pubblicazioni nei depositi istituzionali).  Per l’accesso aperto ai dati della ricerca, che è previsto in Horizon 2020, invece il ritardo è maggiore.

Gli studiosi dovranno rendere disponibili i loro lavori ed i dati di ricerca in un deposito istituzionale  aperto dopo un periodo di embargo limitato a 6 mesi e fino ad un massimo di 12 mesi per le discipline umanistiche. Quale può essere il ruolo delle biblioteche?

Nelle biblioteche universitarie, AIB CNUR e la Sezione Toscana hanno discusso il ruolo delle biblioteche nell’Unconference del settembre scorso in cui la discussione era partita dall’analisi del Documento CNUR Rilanciare le biblioteche universitarie. Le nuove funzioni dei bibliotecari universitari per l’Open Science sono state individuate nel supporto dato al ciclo editoriale, dalla creazione delle pubblicazioni fino alla loro valutazione, incluso il nuovo ruolo per la cura dei dati di ricerca.

Non è comune associare Open Science alle biblioteche pubbliche ma su questa possibile sinergia un gruppo di studenti dll’ENSSIB ha presentato un Workshop “Open Science in Public Libraries: Let (Digital) Humanities Come In!”  a Bobcatsss 2014! Cosa offrono le biblioteche pubbliche a sopporto dell’Open Science? accesso libero, supporto alla formazione continua, stimolo alla cittadinanza attiva. La diffusione dell’innovazione scientifica ai cittadini che hanno accesso a contenuti scientifici serve a  facilitare la disseminazione dell’informazione ed anche l’avvicinamento agli studiosi della popolazione.

In conclusione di questo post su Open Science, posso dire che occorre inquadrare l’Open Access nella cornice più ampia dell’Open Science. Inoltre non bisogna limitarsi a considerare l’Open Access come un modello di accesso o un modello economico: è il nuovo modo di creare conoscenza e di apprendere e la finalità dell’Open Access è quella di facilitare e velocizzare il processo di apprendimento.

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