By the book 2016: terzo appuntamento del Convegno internazionale a Firenze (Villa Finaly)

Clul0PlXIAA8BJJ.jpg-largePer il terzo anno consecutivo, si è svolto a Villa Finaly (Firenze) il Convegno internazionale “By the book 2016“, organizzato dall’Università di Sorbona 13 con Oxford Brookes University e l’University of Ljubljana. Il titolo del Convegno “Building Audiences for the Book in an Age of Media Proliferation” individua il focus sulla trasformazione digitale del libro e l’impatto sociale ed individuale che questo comporta. Il cambiamento è evidente nell’industria editoriale, ma ancora non è ben compreso dalle istituzioni, organizzazioni e persone perché manca ricerca nel settore emergente di studi sull’editoria. Durante la Conferenza è stato deciso di avviare un’European Publishing Studies Association (EuroPub) proprio con lo scopo di promuovere e diffondere studi e ricerche sull’editoria in cui accademici e professionisti con diverso background possano collaborare per una migliore comprensione dei problemi che l’introduzione del digitale ha su autori/lettori e l’intera filiera editoriale.

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Due i temi discussi nel Convegno che mi sono sembrati più interessanti: la trasformazione dell’editoria accademica e il cambiamento di nuovi lettori/autori.

Editoria accademica

Le trasformazioni dell’editoria in era digitale sono evidenti per la comunicazione scientifica, dove le università ed i centri di ricerca stanno riorganizzando la creazione e la disseminazione dei risultati della ricerca. Le pubblicazioni non sono più limitate solamente a libri e periodici ma comprendono blog e portali, dati della ricerca, strumenti software utilizzati per la ricerca, materiali didattici aperti (OER), ecc. in un processo di ricerca aperto, collaborativo ed iterativo. Nel corso del tempo, la scienza e di conseguenza le pubblicazioni scientifiche si sono specializzate, la creazione e l’accesso ai risultati di ricerca sono stati organizzati entro i confini delle nazioni e dei settori, fino ad arrivare a crisi come quella dei periodici e quella dell’accesso. Il programma europeo Open Science spinge ad un completo ripensamento di come si crea la conoscenza. Se finora non c’era necessità di condividere dati e pochi incentivi a farlo, ora c’è lo stimolo ad innalzare la ricerca ad un livello globale e dinamico. Nella Tavola rotonda “How open is enough open?” si è discusso il punto di vista di infrastrutture aperte e internazionali come Openedition, di progetti innovativi come OpenAire e di Firenze University Press e della Biblioteca del CERN, impegnate entrambe nella diffusione dei risultati della ricerca fatta nelle istituzioni di appartenenza.

Non mancano però ostacoli e barriere culturali a questo cambiamento “aperto”. Così, sulla base dell’indagine realizzata da Bianca Kramer&Jeroen Bosman, ho potuto notare nella mia presentazione che c’è ritardo nella disponibilità di un’infrastruttura istituzionale che sia adeguata per facilitare la condivisione ed archiviazione di ricerche collaborative, mentre demotiva gli studiosi la permanenza di processi di valutazione ancora tradizionali.

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Heiko Hartmann (Leipzig) ha evidenziato la crescita dell’Open Access e dei portali internazionali accademici come PLOS, come una sfida per gli editori scientifici. Le biblioteche che potrebbero avere un ruolo cruciale per il cambiamento dell’editoria scientifica, come ha dimostrato l’esempio portato da Tullio Basaglia (CERN), sono ancorate al business model dell’abbonamento.

Nuovi lettori/autori

Il cambiamento dei lettori/autori e della lettura è sicuramente da evidenziare ed analizzare meglio per comprendere le nuove strategie editoriali.

Sono diversi i lettori della nuova geneCloHeXRWgAA1ILU.jpg-largerazione: lo ha dimostrato Claudio Franco (University of Bedfordshire (UK), che ha potuto evidenziare con l’esempio di Minecraft,
come ci sia continuità tra tutte le varie forme di libro ed e-book, senza competizione tra i diversi media, ma invece vicendevole supporto e incoraggiamento a leggere.

Sono anche diversi gli autori, che sempre più spesso si avvicinano al self publishing, con interesse e favore da parte di editori e librai.

Un altro aspetto importante è che la lettura è sociale: Paul Doherty (University of Stirling (UK) ha descritto il programma di Glasgow per la lettura, in cui editori, pub e biblioteche hanno collaborato. I lettori sono molto interessati alla lettura, non sono consumatori passivi: questo è quello che gli editori devono considerare. Invece vogliono essere riconosciuti come co-creatori e se rifiutano un prodotto culturale, il motivo potrebbe essere che ritengono che non li riguarda, cioè quello che loro potrebbero offrire non interessa. Questa considerazione mi sembra che porti a riflettere non solo gli editori, ma ad esempio anche le biblioteche.

Tutta la filiera del libro è in grande cambiamento: durante le due giornate fiorentine abbiamo sentito la voce di librai/bookshop (indipendenti e multinazionali), editori, curatori editoriali, traduttori, bibliotecari, accademici. Davvero By the book è l’unica Conferenza dove tutti questi attori possono ritrovarsi per scambiare il proprio punto di vista e ricevere in cambio l’esperienza dell’altro.

In conclusione: gli studi sull’editoria sono oggetto di studio? sono stati censiti corsi o singoli moduli offerti in Europa. Sicuramente un curriculum armonizzato è di grande importanza per un’industria editoriale che ancora rappresenta un grosso settore economico e che dovrà essere guidata da professionisti preparati.

 

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