Un MOOC sulla biblioteca digitale nella piattaforma EMMA

Sono coinvolta in un progetto di MOOC che mi sta dando molte sorprese inaspettate e piacevoli, qualcosa che ho sempre fatto (cioè insegnare corsi per la biblioteca digitale) ma che non ho mai fatto in questa modalità “massiva”!

E’ appena iniziata la terza settimana del MOOC “Biblioteca digitale in teoria e in pratica“. Il MOOC è ospitato dalla piattaforma EMMA ed è in italiano ed in inglese, completamente libero.

Il corso è stato progettato per essere completo, ma di base: questo giustifica il titolo “in teoria e in pratica”. Con completo si intende che il corso descrive i fondamenti teorici della biblioteca digitale, ma a livello essenziale. Il corso prevede anche una opportunità pratica per i partecipanti di creare la propria biblioteca digitale, preparando il compito finale del MOOC.

Il corso si basa infatti sulla teoria costruttivista dell’apprendimento ed è stato disegnato per coinvolgere tutti i partecipanti in una conversazione concentrata sulle numerose problematiche che comporta per l’apprendimento cambiare abitudini di studio in un contesto digitale. Qual è il supporto che la biblioteca digitale può dare all’apprendimento? questo è il tema del corso.
Il corso è principalmente rivolto a:

  • insegnanti a tutti i livelli (K-12), compreso gli insegnanti delle scuole elementari, medie, e scuole superiori;
  • facilitatori della formazione continua o che danno servizio di supporto a istruttori e docenti per la formazione continua;
  • educatori interessati alle tecnologie didattiche e/o alla formazione on-line;
  • professionisti dei beni culturali che desiderano essere coinvolti in attività didattiche partecipative;
  • chiunque abbia interesse per le biblioteche digitali.

Oltre a me sono docenti del MOOC Liliana Melgar, Eric Boamah, Getaneh Alemu, Elena Giusti. Chi è interessato, può ancora registrarsi. Il corso sarà aperto fino al 31 luglio, ma dopo il 15 maggio non si riceverà più alcun feedback ai compiti ed alle conversazioni.

Si può seguire le conversazioni del MOOC anche seguendo Twitter utilizzando l’hashtag #DigitalLibraryLearning e il gruppo Facebook “Digital library in principle and practice”.

Si può anche leggere il Newsletter del MOOC che ogni settimana sintetizza le conversazioni, davvero interessanti che avvengono nella settimana.

Esploratori: Prima settimana

Ricercatori: Seconda settimana

Ad oggi i partecipanti al MOOC sono circa 500, provenienti da vari paesi. Siete interessati? allora aprite la porta, registratevi ed affacciatevi anche voi per venire immersi in questa comunità di lifelong learners, caratterizzati dal desiderio di imparare cose sempre nuove da portare nel proprio mondo di lavoro!

 

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La formazione del bibliotecario digitale discussa durante il Seminario “DILL dieci anni dopo” alle Stelline

Il dibattito sulle competenze del bibliotecario digitale stimola molte domande: una formazione specialistica oppure una formazione tradizionale con l’aggiunta di alcuni corsi? quale rapporto tra teoria e pratica? quale curriculum per la formazione del bibliotecario digitale? quali sono le competenze essenziali?

Il Seminario “Le competenze del bibliotecario digitale: DILL dieci anni dopo” ha illustrato il curriculum del Master internazionale Digital Library Learning – DILL insieme ai risultati di un’indagine fatta sulla comunità DILL.

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DILL dieci anni dopo, DILL fra dieci anni

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Si è appena concluso il Seminario “DILL dieci anni dopo” all’interno del Convegno delle Stelline a Milano. DILL è la sigla per International Master Digital Library Learning, corso congiunto delle Università di Oslo, Tallinn e Parma, avviato dal 2006 come Master Erasmus Mundus. DILL è stato il risultato di incontri e dibattiti per rispondere a questa domanda: la formazione tradizionale dà un background adeguato all’era digitale? serve una formazione specifica per la biblioteca digitale? La soluzione di DILL è stata centrata su una formazione specifica che, come ha detto Ragnar Nordlie, il coordinatore del Master (fino al 2013), si è basata sull’integrazione della formazione tradizionale con competenze tecnologiche e competenze di metodologia della ricerca.

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Quale formazione per i bibliotecari digitali?

Quali sono i corsi che preparano il bibliotecario digitale? danno le competenze giuste? in un contesto in rapido cambiamento come quello attuale, quali competenze saranno necessarie in 3-5 anni?

Questo il tema che sarà discusso domani 18 marzo alle Stelline da un Panel di esperti composto da David Lankes (US), Klaus Kempf (Germany), Graham Walton (UK).

Il Panel introduce il Seminario New profiles, new skills, new education: DILL ten years later, in cui si vuole stimolare una riflessione critica sulla formazione del bibliotecario digitale a partire dall’esperienza del Master internazionale DILL (Digital Library Learning), corso congiunto delle Università di Oslo, Tallinn e Parma, al suo decimo anno. La parte centrale del Seminario coinvolge studenti, professionisti, datori di lavoro, docenti ed esperti stranieri insieme a tutti gli interessati, che discuteranno in tre tavoli di lavoro sulle competenze del bibliotecario digitale, individuate in tre aree: competenze tecnologiche, competenze di ricerca per studi dell’utenza, competenze biblioteconomiche.

Nella seconda parte del Seminario, saranno illustrati i risultati del DILL. Gli studenti ed alunni del Master presenteranno le loro esperienze e verranno presentate le statistiche del Master insieme ai risultati di un’indagine che è stata realizzata su opinioni e raccomandazioni dei datori di lavoro.

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Un MOOC sulla Digital Library

Dal 12 aprile sarà accessibile il MOOC  “Digital Library in principle and practice”, realizzato nell’ambito del Master Internazionale DILL dall’Università di Parma. Il corso è di base ma si concentra sui fondamenti (i principi) della biblioteca digitale, che è definita come uno spazio virtuale per apprendere. Il trial del MOOC Digital Library e la struttura del corso è disponibile in linea.Schermata 2016-03-07 alle 16.50.09

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Innovazione della ricerca scientifica: un’indagine

La Biblioteca dell’Università di Utrecht ha promosso un’indagine per monitorare il cambiamento della ricerca scientifica.

Sono più di 600 gli strumenti che gli studiosi utilizzano nelle varie fasi di ricerca: preparazione; ricerca dell’informazione; analisi; registrazione dei risultati; pubblicazione; disseminazione; valutazione. Un documento con l’elenco degli strumenti è condiviso dagli autori.

I risultati parziali sono aggiornati costantemente e sono più di 10.000 ad oggi i rispondenti. Per chi risponde, subito il proprio risultato comparato ai propri pari. Il mio risultato è il seguente:

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Mi posiziono tra moderna e innovativa per le fasi del ciclo della ricerca che comprendono l’accesso e la creazione di pubblicazioni e dati, ma non per l’analisi che resta tradizionale.

Le categorie previste per classificare il grado di innovazione sono:

Tradizionale: il comportamento rimane quello delle pubblicazioni a stampa, ma è in linea.

Moderno: usa le capacità di collegamenti e di ricerca veloce e estesa di Internet.

Innovativo: cambia il mio in cui si è fatto finora: nuovi business model, ruoli diversi degli stakeholders, cambiamento del flusso della ricerca, ecc.

Sperimentale: Cambiamento radicale anche con tecnologie con dei rischi.

Scadenza del questionario 10 febbraio! Per partecipare ecco il link:
https://innoscholcomm.typeform.com/to/Csvr7b?source=5p2c6L

 

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Dati di ricerca “aperti”a Bologna

Perché i dati di ricerca devono essere “aperti”? Qual è il valore dei dati di ricerca aperti? a queste ed altre domande si è cercato risposta durante due eventi a Bologna il 18 e 19 novembre 2015.

L’Area di ricerca del CNR di Bologna insieme all’Università di Torino, Bologna, Parma e con la sponsorizzazione di AISA e OpenAire, ha ospitato il 18 novembre 2015 un Seminario, Conferenza Satellite di OpenCon 2015, ed il 19 novembre un Tutorial sul Data management Plan. E’ insolita la collaborazione di università e CNR per un evento internazionale in Italia e questo può essere indicato come ragione del successo dell’iniziativa che ha richiamato circa 100 partecipanti, che comprendevano docenti e ricercatori, informatici, amministrativi e tecnici, insieme ai bibliotecari. Il tema dei dati “aperti” è particolarmente attuale, dopo che Horizon 2020 lo ha messo come requisito di partecipazione al Bando ed altri finanziatori della ricerca, come il Ministero con il PRIN, lo richiedono.  Questo nuovo contesto per i dati di ricerca sta mettendo le basi della Scienza Aperta e richiede che ci siano sia politiche che infrastrutture.  Occorre inoltre che tutti gli attori interessati abbiano le capacità adeguate per gestire i dati di ricerca.

I relatori provenivano da Stati Uniti e UK. Peter Murray-Rust è Reader Emeritus in Molecular Informatics presso l’University of Cambridge e Senior Research Fellow Emeritus del Churchill College, Cambridge.

Erin McKiernan è attualmente un Postdoctoral Fellow presso il Dipartimento di Psicologia presso Wilfrid Laurier University a Waterloo, in Canada e Professore Associato presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico.

Sarah Jones è impegnata presso il Programma Institutional Engagement di DCC (Digital Curation Center) e collabora ai progetti di ricerca del JISC che studiano i bisogni di infrastruttura degli utenti, la formazione, la personalizzazione del Toolkit che è stato realizzato per gli studiosi.

Scienza aperta e dati di ricerca aperti hanno cambiato il contesto della comunicazione scientifica che è diverso da quello delle pubblicazioni tradizionali. Ora i dati aperti caratterizzano la comunicazione scientifica ed il loro contenuto è condiviso e manipolabile da chiunque, per qualunque scopo. I ricercatori hanno la responsabilità non solo di condividere i dati della ricerca ma anche di documentare e condividere i flussi di lavoro della ricerca ed essere trasparenti sui metodi di ricerca che usano. Inoltre devono condividere il codice e gli strumenti software che utilizzano per realizzare la ricerca. In una recente indagine del Russel Gruppo si è evidenziato che il 92% dei ricercatori analizzati usano un sw per la ricerca e di questi il 68% ritiene impossibile di aver ottenuto quei risultati senza aver avuto la disponibilità del software.

L’apertura dei dati quindi deve essere applicata in ogni fase della ricerca, non è una perdita di tempo, fa parte di una metodologia corretta di ricerca. La scienza moderna mette insieme le pubblicazioni coi dati della ricerca correlati. Murray ha avvertito di non fare errori che vengono invece comunemente fatti, come non usare software libero, costruire  collezioni di contenuti digitali con l’idea che poi gli utenti verranno! Un altro errore è quello di interpretare il fenomeno dell’apertura nel contesto della burocrazia universitaria, invece la Scienza aperta si pone dal punto di vista della Società e del contributo che i dati aperti possono dare a risolvere problemi sociali. Come convinto sostenitore della Gold Line, Murray ha anche detto che non si deve concedere agli editori le API, rendendoli così in grado di monitorare ciò che si fa, dando il potere della conoscenza totale di quello che si sta facendo.

Erin McKiernan ha continuato a parlare delle policy per l’Open Access, che cominciano dal singolo ricercatore. Come giovane studiosa ha resistito alla tentazione di pubblicare su riviste con Impact Factor ed anche su riviste che garantiscono la Green Road, per essere coerente con la sua ferma decisione di pubblicare solo in Gold Open Access. Ci ha raccontato che la sua scelta è stata premiata e recentemente ha avuto una cattedra presso l’Università Nazionale del Messico.  Raccontando della sua esperienza, ha anche evidenziato che non bisogna aspettare di avere a disposizione delle grandi  infrastrutture per essere “aperti”. Ha descritto brevemente le piattaforme e gli strumenti software che sono liberamente disponibili e che stanno anche creando un’alternativa efficace all’Impact Factor, ponendo le basi di una valutazione alternativa chiamata Altmetrics.

Sarah Jones è entrata nelle attività specifiche del Data Management Plan che deve essere incluso nelle richieste di finanziamento, illustrando il toolkit sviluppato dal JISC e descrivendo le fasi della ricerca che devono essere documentate. Ha puntualizzato le attività che i ricercatori devono considerare e che sono: scegliere il set di dati, applicare licenze aperte Creative Commons, rendere disponibili i dati per il ri-uso, renderli ricercabili aggiungendo i metadati che facilitano il recupero, scegliere un formato appropriato non proprietario.

Condurre la propria attività di ricerca in modalità “aperta” rappresenta quindi un grande cambiamento che ha un impatto su tutte le fasi della ricerca. Occorrerà documentare la propria ricerca (ad esempio con “open notebook science“), predisporre dei blog di ricerca, condividere protocolli e strumenti software, collaborare e condividere l’analisi dei dati di ricerca (ad esempio con Myexperiment) ed anche promuovere una cultura della citazione per dare il necessario riconoscimento al lavoro che si usa di autori che hanno condiviso i loro risultati!

Restano tanti problemi tuttavia da risolvere per adottare una cultura “aperta”. Sono stati indicati ad esempio i diversi approcci: uno più burocratico ed uno più integrato nella ricerca; le architetture dei depositi, una più centralizzata e istituzionale, una più aggregata e specializzata; le politiche possibili: una identificabile nella Green Road ed una sulla Gold Road.

Dal punto di vista delle biblioteche di istituzioni di ricerca si apre una nuova prospettiva di collaborare nei Gruppi di ricerca, svolgendo un ruolo di supporto che potrebbe accelerare e migliorare il cambiamento in atto della ricerca che si fa nelle istituzioni.

Per aiutare la comunità che si è creata durante e due giornate a Bologna a restare connessa e condividere le esperienze che si faranno, gli organizzatori (Elena Giglia, Silvana Mangiaracina, Ornella Russo, Paola GargiuloAlessandro Sarretta, Marialaura Vignocchi, Paola Galimberti e Anna Maria Tammaro) hanno promesso di organizzare altri eventi, di cui il prossimo sarà un Hackathon in primavera.

Il sito degli eventi renderà accessibili a breve le presentazioni ed i video registrati delle due giornate.

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Le mie dimissioni dal CEN AIB

Al Presidente e ai membri del Comitato Esecutivo Nazionale

Associazione Italiana per le Biblioteche

ROMA

A distanza di un anno e mezzo dalla mia elezione nel CEN dell’AIB sono in grado di fare una valutazione non superficiale di questa esperienza, e di ciò che essa ha rappresentato per me, anche in relazione ad analoghe esperienze che ormai da molti anni ho maturato in campo internazionale.

Devo riconoscere che per molti aspetti è stata un’esperienza positiva, perché mi ha messo a contatto con problemi che finora mi erano sconosciuti, e mi ha fatto conoscere una realtà fatta di situazioni e di persone con cui mai avevo pensato di dovermi misurare. Ma non posso negare che per vari versi quella di quest’anno e mezzo è stata un’esperienza stressante e frustrante, nella quale ho dovuto impegnare molte energie senza raggiungere quei risultati che pensavo fossero alla portata di tutti.

Confesso che in molti casi, di fronte a proposte che mi sembravano improntate a buon senso oltre che conformi a standard universalmente accettati, mi sono ritrovata davanti ad un muro di incomprensione preconcetta da parte della Presidente e di gran parte del CEN, preoccupati più di difendere lo status quo che di dare impulso, valorizzare e modernizzare le professionalità dell’Associazione.

Faccio solo alcuni esempi che spero renderanno più chiaro quanto affermo:

  1. Competenze professionali: La responsabilità attribuita dalla L.4/13 alle associazioni professionali è quella di migliorare la formazione continua e di valorizzare le competenze professionali, non quella di misurare in qualche modo le attività che i bibliotecari fanno, o di diventare un “creditificio”. E’ stata decisa dalla Presidente la costituzione di un Gruppo misurazione per la formazione continua con lo scopo, palesemente dichiarato, di dare crediti non alle competenze dei soci, come previsto dalla legge (92/2012, 4/2013, DL. 13/2013) bensì alle attività svolte, stravolgendo così le Linee Guida della formazione continua predisposte dall’Osservatorio Formazione. Nonostante le molte ore di discussione in seno al CEN sul documento Linee Guida (e relative Tabelle), alla fine la Presidente ha voluto emanare una Direttiva che avrebbe dovuto essere partecipata e condivisa dai soci, ma che in realtà non lo è stata. Questo atteggiamento burocratico e autoritario ha creato un conflitto tra le strutture AIB: CEN e Osservatorio Formazione, stravolgendone i naturali rapporti istituzionali, visti non già come ripartizione di compiti all’interno del CEN, bensì come una “delega” personale della Presidente, ed in quanto tale soggetta a precise direttive da parte del delegante al supposto “delegato”.

  2. Budget: La gestione del Budget è di fatto nella disponibilità della Presidente, scavalcando del tutto le competenze del CEN: da ultimo anche il preventivo 2016 è stato inviato per conoscenza al CEN senza essere oggetto di adeguata discussione. Questo significa che la Presidente decide da sola le spese da effettuare, quasi sempre privilegiando spese non necessarie (rimborsi spese per viaggi, contributi vari, ecc.) rispetto ai compiti istituzionali dell’associazione, quale la formazione continua dei bibliotecari, che viene piuttosto considerata un’entrata. Per fare un solo esempio, la Presidente è stata la sola, a fronte di dieci bibliotecari coinvolti nelle Sezioni dell’IFLA, ad intervenire all’ultimo Convegno IFLA con rimborso pagato da AIB. Ma c’è di più: ed è la commistione, personale e finanziaria, tra l’AIB ed il Colap (un ente privato che non ha funzioni di Ente certificatore) che non è accettabile. Com’è noto, a maggioranza il CEN ha deciso recentemente di dare un contributo straordinario (poi modificato come quota parte di un debito pregresso che l’AIB avrebbe nei confronti di Colap) di 300 Euro a Colap, che a detta del Presidente trovavasi in situazione di difficoltà finanziaria. A mio avviso si tratta di una delibera palesemente illegittima: in primo luogo perché la Presidente, come tutti sanno, fa parte del direttivo di Colap, per cui sarebbe stato opportuno, per non trovarsi in conflitto di interessi, che non avesse neppure partecipato a questa delibera, da cui comunque avrebbe dovuto astenersi. In secondo luogo Colap non ha mai proposto con atti formali una richiesta in tal senso, da cui avrebbe potuto ricavarsi una sia pur minima motivazione circa le ragioni per cui si chiede ad AIB di contribuire ad una loro difficoltà finanziaria. In mancanza di una esplicita richiesta una delibera di spesa è formalmente irregolare, oltre ad essere del tutto non motivata nella sostanza. Infine, la motivazione addotta dalla Presidente circa la necessità da parte di Colap di licenziare una sua collaboratrice non può e non deve coinvolgere AIB, dal momento che presenta vari motivi di perplessità anche dal punto di vista del diritto del lavoro.

  3. Advocacy e rapporti coi politici: Più di una volta in tempi recenti la Presidente è intervenuta, con interventi orali o per iscritto, su questioni nelle quali una maggiore prudenza da parte di chi ricopre una carica istituzionale sarebbe stata auspicabile. Cito solo, tra i vari casi, quello della Biblioteca Estense di Modena, nella quale ha preso posizione, esponendosi così ad ampie critiche, anche di autorevoli soci AIB, circa l’opportunità, da parte di chi ricopre un incarico istituzionale, di intervenire in una delicata questione alla quale l’AIB era del tutto estranea. Interventi giustificati come punti di vista personali, ma che per l’incarico ricoperto appaiono riferiti all’intero mondo delle biblioteche italiane, e che, dal punto di vista dei contenuti evidenziano la mancanza assoluta di una visione del servizio e del ruolo sociale delle biblioteche e la vicinanza piuttosto al ruolo di movimenti e di sindacati, a cui spesso si fa riferimento.

  4. Trasparenza e comunicazione: Non è accettabile che il Convegno dell’Associazione sia deciso dal solo Presidente senza alcun coinvolgimento del CEN. Le Sezioni hanno fatto dei passi avanti nell’ottica di MAB (Musei, Archivi, biblioteche), che però non sono stati considerati dalla Presidente, la quale ha rispolverato un programma vecchio di 3 anni, senza considerare tutte le idee nel frattempo maturate. Nel rapporto con i soci c’è una evidente volontà di controllo, invece che di facilitare la comunicazione. Le strutture di AIB così diventano colli di bottiglia, perché l’unica comunicazione possibile è filtrata dalla Presidente. La gestione delle riunioni è alla stregua di assemblee, dove solo chi ha la voce più alta viene sentito; gli ordini del giorno, quando ci sono, non vengono osservati, per dare spazio alle comunicazioni della Presidente e ad altre voci di minore rilevanza, che lasciano le questioni sostanziali alla fine della riunione, quando tutti sono stremati e sul piede di andar via.

  5. Agenda del CEN: La Presidente si attribuisce il diritto esclusivo di formulare l’Ordine del giorno delle sedute del CEN, anzi non ammette neppure che si possa discutere un argomento che lei non abbia inserito in agenda. C’è in sostanza una gestione verticistica dell’Associazione, che va contro qualunque regola di gestione democratica di un organo collegiale.

  6. Verbali del CEN: I Verbali delle riunioni CEN vengono scritti a distanza di tempo, non vengono mai approvati nella seduta successiva, o comunque messi a disposizione dei suoi componenti. Ma soprattutto non sono mai approvati in via definitiva, anzi spesso vengono modificati continuamente, anche a distanza di tempo. Ciò comporta che i verbali non possano essere mai pubblicati e diffusi, contro l’art. 24 comma 3 dello Statuto, che attribuisce al Segretario generale il compito di redigere e firmare i verbali di tutte le riunioni degli organi sociali, nonché l’art. 3.5 del Codice di comportamento, che afferma che i verbali delle sedute sono pubblici e possono essere consultati, o richiesti in copia, da ogni socio.

Mi sembra perciò che per una persona che, come me, era venuta per dare un contributo effettivo alla valorizzazione della professione bibliotecaria, avvicinandola un po’ di più agli standard internazionali, non ci sia più spazio dentro un organismo come il CEN. Ci sono profonde differenze di idee e di comportamenti nei temi della formazione e della professione, ma anche su quelli della gestione degli organismi associativi, che non posso sopportare oltre.

Pertanto con la presente intendo rassegnare le mie dimissioni dal CEN ad effetto immediato.

Firenze, 17 novembre 2015

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Competenze: prove di cooperazione a Napoli

Il sistema delle competenze è sociale e molti sono gli attori interessati alla formazione continua, ognuno con un suo punto di vista ben preciso: il bibliotecario, i docenti di biblioteconomia, i datori di lavoro e le istituzioni culturali, i fornitori di corsi, il governo e gli Enti Titolari e Titolati. Tutti questi attori dovrebbero agire insieme. Tuttavia in Italia questa collaborazione non c’è!

A NaSchermata 2015-11-01 alle 13.09.59poli lo scorso 2 ottobre AIB Osservatorio Formazione insieme alla Sezione Campania e Sezione Piemonte ha organizzato un incontro “Formazione continua e paradigma delle competenze“ed ha provato per la prima volta a mettere insieme i rappresentanti di Università e Regione, insieme ad ISFOL ed ad un rappresentante della Commissione Attestazione AIB. Matilde Fontanin (IFLA CPDWL e AIB Osservatorio Formazione) ha illustrato le Linee Guida IFLA ancora in bozza, che si basano sulla cooperazione dei diversi attori interessati. Chi fa cosa in un mondo “normale”, cioè secondo le indicazioni della “norma” IFLA?

Il bibliotecario: è responsabile della sua formazione continua per tre motivi combinati: 1) per migliorare la sua carriera; 2) per perseguire l’eccellenza del servizio della sua istituzione; 3) per migliorare l’immagine della professione.

Datori di lavoro: sono responsabili di dare la possibilità al bibliotecario di seguire dei corsi (budget e tempo) ed anche di fornire un’offerta di corsi organizzati per l’istituzione come responsabilità del manager delle risorse umane.

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Competenze: cosa fanno all’estero?

Cosa fanno all’estero per il riconoscimento delle competenze? se siete interessati seguite il Webinar IFLA.

Il Webinar IFLA CPDWL con New Professional SIG, coordinato da Matilde Fontanin (Delegata italiana alla Sezione CPDWL), illustra il ruolo delle competenze per la formazione continua dei bibliotecari, evidenziate nelle Linee Guida IFLA insieme all’esperienza di CILIP e ALIA.

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